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 2012  marzo 01 Giovedì calendario

Val di Susa, ancora scontri sull’A32. Cinque No Tav fermati

• Un’altra giornata di guerriglia in Val di Susa lungo la A32. Alla sera il bilancio è: otto carabinieri e cinque poliziotti feriti, decine di manifestanti colpiti a manganellate o intossicati dai lacrimogeni. Cinque No Tav fermati. Si inizia al mattino, quando una troupe del Corriere.it viene aggredita da una trentina di persone, alcune incappucciate, che minacciano, insultano, tirano un pugno in faccia a uno dei giornalisti, si prendono i telefonini e le chiavi del furgone e poi distruggono l’attrezzatura. Più tardi uno dei leader della rivolta, Alberto Perino, tenta di convincere i giornalisti del Corriere.it a non raccontare quanto avvenuto per evitare un ritorno di immagine negativo. «È l’effetto formaggiaio», ha tentato di giustificare Perino, raccontando come la sera prima gli attivisti No Tav avessero scoperto un furgone civetta della polizia, con le insegne di una ditta di formaggi. Secondo la sua tesi, la caccia alla «spia» era ormai aperta. E il furgone della troupe piazzato in un prato, proprio sotto l’autostrada e in posizione defilata avrebbe contribuito a ingenerare l’equivoco. Nel pomeriggio le forze dell’ordine chiudono a tenaglia i circa 500 No Tav che occupano lo svincolo di Chianocco dell’A32, spazzano via con le ruspe le barriere fatte di tronchi, pietre e pneumatici, allontanano il grosso dei manifestanti e sollevano di peso una ventina di irriducibili, che si spostano sulla Statale 25, dove distruggono le auto parcheggiate. Più tardi i No Tav iniziano a lanciare pietre per riconquistare l’autostrada, la polizia risponde con gli idranti e i lacrimogeni. Ora l’Autofréjus è libera, ma l’apertura al traffico slitta di ore, forse di giorni. Bisogna togliere i detriti, riparare i guard-rail, coprire i crateri scavati dai No Tav nell’asfalto. [Laugeri, Sta]

• «(…) Per raggiungere le tende dei manifestanti e arrivare al centro della protesta, bisogna lasciare la macchina sui prati poco dopo San Giorgio, saltare due barricate di tronchi e imboccare a piedi il raccordo autostradale. Dieci minuti di camminata. All’ora di pranzo non c’era molta gente al presidio. Un avamposto di ragazzi giovani vestiti di nero. Ci hanno chiesto di mostrare i documenti, come a una frontiera. Poi li abbiamo osservati allontanarsi per un conciliabolo. Soppesare il nome della testata e della persona. Osservare le nostre scarpe e la giacca. Litigare in disaccordo, fino alla decisione: “Vai. Ma non azzardarti a fare fotografie. Chiaro?”». [Zancan, Sta]

• «(…) E tutti urlavano e insultavano, scandivano il nome di Luca Abbà e applaudivano se stessi, pronti al sacrificio. “Voi non capite. Voi siete ignoranti. Vi stanno fregando. Voi siete qui per millequattrocento euro. Voi siete al servizio della mafia”. Due poliziotti si sono girati stravolti, verso chi gli stava urlando contro: “Magari fossero 1400 euro”». [Zancan, Sta]