La Gazzetta dello Sport, 26 febbraio 2012
Ieri, poco prima delle tre del pomeriggio, il giudice Francesca Vitale della X sezione del Tribunale di Milano, circondata dalle sue due colleghe Antonella Lai e Caterina Interlandi, ha letto agli avvocati e allo scarso pubblico presente a quell’ora in aula la seguente sentenza (la voce le tremava lievemente): «Il Tribunale di Milano, in nome del popolo italiano, visto l’articolo 531 del Codice di Procedura penale dichiara non doversi procedere nei confronti di Silvio Berlusconi in relazione al reato ascrittogli perché lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione
Ieri, poco prima delle tre del pomeriggio, il giudice Francesca Vitale della X sezione del Tribunale di Milano, circondata dalle sue due colleghe Antonella Lai e Caterina Interlandi, ha letto agli avvocati e allo scarso pubblico presente a quell’ora in aula la seguente sentenza (la voce le tremava lievemente): «Il Tribunale di Milano, in nome del popolo italiano, visto l’articolo 531 del Codice di Procedura penale dichiara non doversi procedere nei confronti di Silvio Berlusconi in relazione al reato ascrittogli perché lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione. Indica in giorni 90 i termini per il deposito della motivazione della sentenza. L’udienza è tolta». Le tre giudici, a questo punto, sono uscite dall’aula, mentre gli avvocati Ghedini e Longo riuscivano nello stesso tempo a sfilarsi la tonaca nera e a stringersi sorridenti la mano. Si è concluso così, e osiamo dire per sempre, il cosiddetto processo Mills, nel quale Berlusconi era accusato di corruzione.
• Ricordiamo a grandi linee i termini del processo.
Secondo l’accusa Berlusconi avrebbe corrotto con 600 mila euro l’avvocato inglese David Mills per indurlo a testimoniare il falso in due processi. Uno riguardava tangenti versati dalla Fininvest alla Guardia di Finanza (1997), l’altro era il processo cosiddetto All Iberian, una faccenda talmente complicata che non comincio neanche a spiegargliela. È interessante comunque ricordare che il filone del processo che riguarda l’avvocato Mills si è concluso con una condanna a quattro anni e mezzo, confermata in Cassazione ancorché prescritta. È assodato quindi che l’avvocato inglese è stato corrotto. Chi è però il corruttore? Secondo il pubblico ministero Fabio De Pasquale il corruttore era Berlusconi. I 600 mila euro erano passati per il conto di Carlo Bernasconi, oggi defunto. I legali di Berlusconi sostengono che quel pagamento – che esiste – era invece il semplice saldo di una parcella professionale. La difesa di Berlusconi, senza tralasciare il merito del processo, ha fortemente puntato sulla prescrizione, aiutata in questo dalle leggi che Berlusconi ha fatto approvare dal parlamento e che hanno allungato notevolmente i tempi.
• Che cos’è la prescrizione?
La legge, anche per ragioni di economia, stabilisce un termine entro il quale un caso deve essere chiuso. È ragionevole, ed è così ovunque. La regola in Italia è che la prescrizione si calcola pigliando il massimo della pena e allungandolo di un quarto. Nel caso Mills, in cui Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari, il massimo della pena è di otto anni, dunque la prescrizione è di dieci. Sembra un tempo più che sufficiente, ma bisogna metterci la normale lentezza e farraginosità del nostro processo, le manovre della difesa per prolungare il più possibile il dibattimento e le leggi fatte votare da Berlusconi quando era premier, come quella sul “legittimo impedimento” (poi dichiarata incostituzionale) che hanno costretto il tribunale a sospendere i lavori per parecchi mesi. Così i dieci anni previsti si sono consumati tutti, come ha ammesso la sentenza di ieri.
• Berlusconi, però, dice che ci sono state forzature anche da parte dei giudici: il processo, secondo lui, si sarebbe dovuto estinguere molto prima.
Sì, Berlusconi ha detto questo: «Già tre anni fa il processo sarebbe caduto in prescrizione, se nel febbraio 2008 la Procura di Milano non si fosse inventata la stupefacente tesi che il reato di presunta corruzione non si perfeziona nel momento in cui il corrotto riceve i soldi dal corruttore, ma nel momento in cui comincia a spenderli! Cioè due anni dopo, proprio in tempo per far scattare in avanti i termini della prescrizione». Il suo giudizio sul processo Mills era questo: «Si tratta di uno dei tanti processi che si sono inventati a mio riguardo. In totale più di cento procedimenti, più di novecento magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 588 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 2600 udienze in quattordici anni, più di 400 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti. Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare». Gli avvocati di Berlusconi contestano anche il fatto che i giudici non abbiano ammesso tutti i testimoni invocati dalla difesa.
• Se si fossero ammessi tutti quesi testimoni, la prescrizione sarebbe stata garantita. Invece non era sicura.
No, il pm De Pasquale sosteneva che la prescrizione si collocava tra maggio e luglio. Dopo la sentenza, ha risposto ai cronisti: «È inutile commentare». L’avvocato Longo, del collegio di Berlusconi, ha detto invece che vuole ricorrere, in modo che il suo cliente sia dichiarato innocente senza fallo.
• La prescrizione lascia un margine di dubbio?
Sì, perché la regola dice che bisogna adottare sempre la pronuncia più favorevole all’imputato. Quindi, se i giudici avessero ritenuto di dover assolvere Berlusconi, avrebbero assolto. Se hanno prescritto, è perché, altrimenti, la sentenza non sarebbe stata di assoluzione.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 26 febbraio 2012]