Rassegna, 24 febbraio 2012
Respingimenti, la Corte europea condanna l’Italia
• La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia perché i respingimenti degli immigrati clandestini in Libia violano alcuni diritti fondamentali dei cittadini. Il caso nasce dalla vicenda di tre imbarcazioni con 200 persone, provenienti dalla Somalia e dall’Eritrea (tra cui bambini e donne incinte), bloccate al largo di Lampedusa in acque internazionali. Il 6 maggio 2009 furono trasferite su navi militari italiane e riportate a Tripoli, senza consentire loro di far valere i propri diritti. I migranti furono esposti a rischi di maltrattamenti in Libia e nei Paesi d’origine, dove in alcuni casi avrebbero potuto essere imprigionati e torturati. Il governo Berlusconi, in particolare il ministro degli Interni Roberto Maroni, sosteneva di agire in applicazione dell’accordo bilaterale Italia-Libia. La Grande Camera di Strasburgo ha però stabilito che fu violata la Convenzione sui diritti dell’uomo negli articoli 3 (proibisce trattamenti inumani e degradanti), 4 (vieta le espulsioni collettive) e 13 (da diritto a mezzi di ricorso effettivi). Le azioni di respingimento del governo Berlusconi avrebbero coinvolto almeno un migliaio di persone. Dal 26 febbraio 2011 l’Italia dichiarò sospeso l’accordo bilaterale con la Libia in seguito alle insurrezioni contro il regime di Gheddafi. Ora il nostro Paese sarà costretto a pagare 15 mila euro di risarcimento a ciascuno dei ricorrenti. [Caizzi, Cds]