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 2012  febbraio 23 Giovedì calendario

L’Istat ci fa sapere che il costo della vita è aumentato più o meno del 4%, e sintetizziamo con questo solo numero i vari criteri che vengono adottati in questi casi (anno su anno, mese su mese ecc

L’Istat ci fa sapere che il costo della vita è aumentato più o meno del 4%, e sintetizziamo con questo solo numero i vari criteri che vengono adottati in questi casi (anno su anno, mese su mese ecc.). Le agenzie ieri titolavano qualcosa come: il carrello della spesa ci costa di più, eccetera. Tenendo conto delle difficoltà generali, sembrerebbe l’ennesimo avviso sulle difficoltà delle famiglie in questo momento.

Lo dice come se fosse vero fino a un certo punto.

È senz’altro vero se si paragona questo aumento con la dinamica lenta dei salari: guadagniamo più o meno come prima, e con indici di cassa integrazione e disoccupazione tendenzialmente in crescita, e, nello stesso tempo, le merci risultano più care. Da un altro punto di vista, però, meglio un po’ d’inflazione – prezzi cioè che vanno leggermente in su – che il suo inverso, la deflazione, con i prezzi che calano. I prezzi in caduta sarebbero la vera iattura. Questo sarebbe un colpo mortale per la domanda, cioè per il sentimento su cui si basa tutta l’economia come oggi la conosciamo. Se penso che un bene costerà nei prossimi giorni meno di oggi, rinvierò il più possibile l’acquisto. Non ho bisogno di dirle che questo preparerebbe il crollo finale. Per fortuna, a quanto pare, ne siamo lontani.

• Descriva per favore questo aumento dei prezzi, così come lo descrive l’Istat.

A gennaio il rincaro del cosiddetto carrello della spesa, cioè i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza (dal cibo ai carburanti), è del 4,2% su base annua, un rialzo ben superiore al tasso d’inflazione (3,2%). Su base mensile (cioè gennaio su dicembre) la crescita è dello 0,8%, ai massimi da un anno. A gennaio, il tasso d’inflazione annuo ha registrato un lieve rallentamento, passando al 3,2% dal 3,3% di dicembre, mentre su base mensile i prezzi sono cresciuti dello 0,3%. Oltre al carrello della spesa, a spingere la corsa del prezzi è l’aumento della benzina cresciuta del 17,4% (dal +15,8% di dicembre) su base annua e del 4,9% su base mensile. Il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto sale del 25,2% in termini tendenziali (dal 24,3% di dicembre), il rialzo più alto dal luglio del 2008, e del 4,7% sul piano congiunturale. Se facciamo il conto dell’inflazione col metodo americano, cioè levando di mezzo il petrolio e il costo dell’energia, siamo al 2,3-2,4 per cento. Su base annua i maggiori tassi di crescita interessano l’abitazione, l’acqua, l’elettricità e i combustibili (+7,4%), i trasporti (+7,3%), le bevande alcoliche e i tabacchi (+6,1%). Quelli più contenuti riguardano i servizi sanitari e le spese per la salute (+0,1%), la ricreazione, gli spettacoli, la  cultura (+0,4%). I prezzi delle comunicazioni risultano in flessione dell’1,8%. A livello territoriale, Potenza (+5,0%), L’Aquila e Venezia (per entrambe +4,0%) sono le città capoluogo di regione in cui i prezzi a gennaio 2012 registrano gli aumenti più elevati su base annua. Le variazioni più moderate riguardano, invece, Ancona e Firenze (per entrambe +2,7%). Soddisfatto?

Vorrei capire se dietro a tutto questo c’è soprattutto l’aumento della benzina.

Sì, è uno dei punti centrali: benzina e gasolio. Le merci da noi si trasportano su gomma, quindi se i carburanti vanno su la scontano più o meno tutti i beni.

Le prospettive come sono?

Non buonissime, per via dell’Iran. L’Italia copre il 13% del proprio fabbisogno energetico col petrolio persiano. Se Teheran decidesse di estendere anche a noi la fatwa lanciata contro Francia e Gran Bretagna sarebbero guai. La benzina sfonderebbe, e di molto, i due euro al litro. Il carburante non ci mancherebbe, perché la fornitura dell’Arabia saudita rimpiazzerebbe quella iraniana. Ma la chiusura di Teheran avrebbe comunque conseguenze sulla quotazione internazionale del petrolio. Il Fondo Monetario ha previsto il petrolio a 150 dollari per settembre: da luglio infatti Bruxelles ha deciso di rinunciare alle forniture iraniane. A 150 dollari il barile, l’economia mondiale dovrebbe affrontare altre difficoltà: si calcola che per ogni 10 dollari di aumento dei prezzi petroliferi, il Pil mondiale si contragga di mezzo punto.

Come farà Teheran se i mercati gli si chiudono in questo modo?

La Cina è pronta ad acquistare tutta la produzione iraniana in ogni momento. È alle viste già ora un possibile accordo nel quale Pechino si impegnerebbe a comprare da Teheran 500 mila barili al giorno. Questo è un altro elemento di preoccupazione del quadro mondiale: la domanda cinese tiene su i prezzi e fa sparire le materie prime. Del resto, loro crescono al ritmo del 10% l’anno.


[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 23 febbraio 2012]