Rassegna, 22 febbraio 2012
L’Egitto processa 19 cittadini americani
• Domenica il tribunale del Cairo formalizzerà le accuse contro 19 cittadini americani, che sarebbero colpevoli di smembrare l’Egitto in quattro Stati, sobillare rivolte contro le autorità e seminare l’odio religioso fra musulmani e copti. La vicenda inizia a dicembre, quando i blitz della polizia egiziana nelle sedi di 17 Ong presenti al Cairo per promuovere i diritti umani portano a identificare 43 stranieri, di cui 19 americani, come «fomentatori di gravi disordini ai danni della sicurezza nazionale». Da allora 13 americani sono riusciti a lasciare l’Egitto ma in sei vi si trovano ancora e tre di loro, incluso il figlio del ministro dei Trasporti Ray LaHood, vivono da settimane barricati dentro la sede dell’ambasciata degli Stati Uniti. Scrive Molinari (Sta) che «nel tentativo di risolvere la crisi, al Cairo è giunto il repubblicano John McCain alla guida di una delegazione bipartisan di cinque senatori che nell’incontro con il maresciallo Mohammed Hussein Tantawi, a capo del consiglio militare che guida la transizione, ha giocato due carte: da un lato ha minacciato di far venir meno 1,5 miliardi di aiuti annuali del Congresso di Washington all’Egitto e dall’altro ha identificato l’origine della crisi in un colpo di coda del regime di Mubarak in quanto la maggioranza delle accuse vengono dalla titolare del ministero della Cooperazione internazionale Fayzal Abul Naga, fedelissima dell’ex Raiss».