22 febbraio 2012
Tags : Ferdinando Terruzzi
Una vita da “emigrante”
• Negli anni delle Sei Giorni, Terruzzi divenne un “emigrante”: «Non sarei capace di raccontare l’Italia. Non l’ho vissuta. Ne ho conosciuta un’altra, quella dei connazionali all’estero, degli emigranti non certo per sport come me, che si commuovevano quando vincevo. Ho visto Berlino distrutta dalle bombe, ho sentito i fischi di Parigi, quando la ferita della guerra era ancora aperta. Ho visto i poliziotti argentini picchiare i tifosi italiani che volevano abbracciarmi dopo una vittoria e mi scappava da piangere perché non fuggivano neppure davanti alle botte. Ho visto in Australia italiani e britannici scatenati in una rissa gigantesca, provocati dall’ingenuità mia e di Patterson che mimammo un diverbio in pista, sotto consiglio dell’organizzazione, che voleva fare il pienone: non mi prestai mai più a simili richieste».