22 febbraio 2012
Tags : Attilio Pavesi
Il militare con Peppino Meazza
• Ultimo di dodici fratelli, il padre Angelo, pollivendolo, morì quando aveva tredici anni: «C’era da portare a casa il pane, perciò entrai nella bottega di Gino Tansini che riparava bici e poi ha sfornato i ciclomotori Gitan. Ho cominciato a pedalare, chiaro. La prima corsa la vinsi a 14 anni, a Zerbio. Ricordo la voce alle mie spalle quando scappai: “Lasciatelo andare, lo riprendiamo...” Sì, quando? Correvo per la Robur, che è stata anche la società di Pino Dordoni, il marciatore. Che orgoglio quel pomeriggio in piazza del Duomo a Milano, tra la gente che leggeva l’annuncio pubblico: “Il Gran Premio della Vittoria è stato vinto dal piacentino Attilio Pavesi”. Io spiegavo: “Sono io Pavesi. Ho vinto io la corsa stamattina”. Non mi credeva nessuno... A forza di vincere mi chiama la “Cesare Battisti” di Milano. Dovevo fare anche il campionato del mondo, solo che ero a militare, alla Farnesina, con Meazza che io chiamavo “milanes arius”. Il Peppino era molto legato a me. Usciva dalla caserma solo se uscivo anch’io. Si andava ai Parioli, a giocare ai cavalli». [Gds 21/5/2004]