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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

L’olimpionico

Fu tra i protagonisti dei Giochi di Los Angeles del 1932: «Cominciammo il ritiro a marzo, ospiti a Monza della “Forti e Liberi”. Dormivamo nella sala della scherma, la mensa nell’ala del consiglio, la mattina il footing nel Parco Reale. Poi, prima della partenza ci fu il raduno a Roma, da lì un treno speciale ci portò per ricevere il saluto di Mussolini alla Rocca delle Caminate. Quindi tutti, 106 atleti più tecnici e dirigenti, ancora in treno per Napoli, dove ci imbarcammo sul Conte Biancamano» (Corrado Sannucci, “la Repubblica” 19/3/2004). Accolti a New York dal sindaco Fiorello La Guardia («Si rivolse a noi in italiano. “Sono orgoglioso di salutare in voi i ragazzi di Mussolini”»), gli azzurri proseguirono in treno il viaggio verso Los Angeles, dove arrivarono dopo cinque giorni e quattro notti («quando il treno si fermava alle stazioni noi scendevamo per fare footing e sgranchirci le gambe»). Il 10 agosto vinse la medaglia d’oro della prova a squadre, il 12 agosto quella del volteggio: «Eseguo un volo d’angelo teso, poi una capovolta a braccia tese. Non so che cosa pensano i giudici; non ci dicono i voti; quando stiamo tornando al villaggio, arriva Corrias, il nostro allenatore, per dire a me e a Neri che abbiamo vinto l’oro: cavallo e parallele». Dopo il trionfo in pedana, fu tentato da Hollywood: «Volevano scritturarmi come stuntman. Conobbi anche Douglas Fairbanks e Mary Pickford. Ma io dovevo tornare in Italia, temevo qualche possibile ritorsione sui miei famigliari. E poi dovevo anche fare il militare». Fu in gara, senza brillare, anche alle Olimpiadi di Berlino (1936) e Londra (1948): «Le mie Olimpiadi, quelle della mia maturità, erano a Tokyo ’40», edizione saltata per la guerra, durante la quale usò le sue eccezionali doti ginniche. «A Porto Valtravaglia ero istruttore ai cacciatori di carri: correre dietro al carro, saltare sulla torretta, mettere la bomba e scendere con capriola. Poi a Livorno chiesi l’invalidità, ero stato ferito a una gamba e mi ero accorto di non vederci tanto bene da un occhio. Ottenni il congedo, tornai a Milano. Era l’8 settembre 1943». Primo impiego come tipografo, fu poi assunto dall’Atm, l’azienda tramviaria milanese (ufficio cassa: girava la città per ritirare gli incassi). In pensione dal 1971, quando morì era considerato il più vecchio olimpionico vivente (si scoprì poi che era ancora vivo Attilio Pavesi, dal 1937 residente in Argentina).