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 2012  febbraio 22 Mercoledì calendario

Dalla marcia di Anversa a quella “su Roma”

• Figlio di fruttivendoli, assunto come apprendista tipografo alla Gazzetta dello Sport prese ad immaginare un futuro da campione. Primi allenamenti al parco Sempione, esordio con l’U.S. Milanese, nel 1918 vinse la “Popolarissima”, l’anno dopo si impose nel Giro di Milano valido per il titolo italiano. Medaglia d’oro della 10 km ai Giochi di Anversa il 18 agosto 1920 (48’06”2), leggenda vuole che appresa la notizia la madre informò un giornalista che abitava nel suo stesso stabile: Benito Mussolini. Scrisse Arturo Balestrieri sulla Gazzetta dello Sport: «Frigerio ha marciato col suo impeccabile stile usuale. Ma – ci si perdoni l’espressione – si è oggi superato in correttezza: senza sforzo apparente, con un’ampia apertura di gambe e con uso prudente delle braccia, il campione olimpionico ha ubbidito al principio comune della marcia a piedi per cui il perfetto stilista ottiene il massimo rendimento col minimo dispendio. Ecco quindi come e perché Frigerio non è stato esaurito dallo sforzo violento fatto per raggiungere il leader Pearman durante la sua iniziale pazzesca fuga». Il 21 agosto arrivò il bis nella 3 km (13’14”2), “accompagnato” dalla musica suonata dalla banda dello stadio, cui prima della partenza aveva affidato uno spartito. Amico personale di Mussolini (che firmò la prefazione della sua autobiografia Marciando in nome dell’Italia), partecipò alla «marcia su Roma» (27-30 ottobre 1922). Carriera olimpica limitata dalla scarsa considerazione ricevuta ai suoi tempi dalla marcia, ritiratosi dall’attività agonistica diresse un’azienda di formaggi e, dopo la guerra, il Coni Alta Italia.  

Fonti: 110 anni di gloria - La Gazzetta dello Sport, volume 3 1916-1925: le Garzantine-Sport, a cura di Claudio Ferretti e Augusto Frasca, Garzanti 2008; Enciclopedia dello Sport, volume alpinismo-canottaggio, Treccani 2004.