22 febbraio 2012
Tags : Luigi Beccali
Il campione creato da un veterinario
• Figlio di un ferroviere, detto Nini, fallito l’approccio col ciclismo si formò alla Pro Patria Milano sotto la guida del professore (di veterinaria) Dino Nai, fermo sostenitore di un allenamento continuo («mi faceva correre con la bocca chiusa da un fazzoletto», «diceva che esageravo in eleganza, allungando la falcata, tenendo il busto dritto e concedendomi un vezzo: quel levar di testa che hanno i cavalli nelle salite»). Geometra al comune di Milano («Ero un campione olimpico a tempo perso: e un funzionario comunale a tempo pieno»), «non alto, corvino, ben fatto» (Mario Fossati), eliminato in batteria di Giochi di Amsterdam del 1928, il 15 maggio 1932 corse a Milano in 3’52”2, primato mondiale stagionale. Fuorigioco per l’accusa di professionismo il primatista mondiale Jules Laudomègue, arrivò alle Olimpiadi di Los Angeles con grandi speranze: vinta la batteria del 3 agosto, nella finale del 4 agosto realizzò negli ultimi 300 metri una formidabile rimonta, superando nell’ultima curva il britannico John Cornes e lo statunitense Glenn Cunningham, e quando mancavano 100 metri al traguardo, il canadese Philip Edwards («un rettilineo interminabile, correndo il quale mi ripetevo nella testa: ancora un po’, Nini, e hai vinto»).