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 2012  febbraio 18 Sabato calendario

Si è dimesso il presidente della Repubblica tedesco, e la notizia è interessante sotto parecchi punti di vista

Si è dimesso il presidente della Repubblica tedesco, e la notizia è interessante sotto parecchi punti di vista. Prima di tutto: qualunque problema in Germania a questo punto ci riguarda da vicino, dato l’intreccio di interessi determinato dalla globalizzazione e dalla crisi. In secondo luogo, Christian Wulff esce di scena per via delle indagini della magistratura di Hannover che gli chiede conto di comportamenti privati ipoteticamente illeciti. Al rischio del discredito hanno contribuito fortemente i giornali tedeschi, che Wulff ha cercato di tacitare, ricevendone in cambio un’aggressività anche maggiore. Un quarto motivo di interesse sta in questo: Berlino e la sua stampa hanno sempre vissuto un complesso di superiorità sul resto d’Europa, e sull’Italia in particolare, per via del loro rigore, della loro buona amminsitrazione, della loro pretesa onestà eccetera eccetera, complesso di superiorità non immune da sfumature razziste, al punto che lo Spiegel s’è permesso a un certo punto di scrivere che il comandante Schettino, quello della “Concordia”, non poteva che essere italiano, dal momento che mai un tedesco o un inglese o un americano si sarebbe comportato in quel modo. Giudizi forse da correggere un minimo, dopo questo caso.

• Non sono troppo d’accordo. Il presidente della Repubblica Wulff, infatti, ha lasciato l’incarico per affrontare i suoi giudici, qualcosa che da noi non avviene mai.

Potrebbe dire «non avveniva»? Monti ha costretto il sottosegretario Malinconico, per una storia di vacanze pagate dall’imprenditore Anemone, a uscire di scena.

Sì, però l’altro giorno il Senato ha salvato per l’ennesima volta il deputato del Pd Alberto Tedesco.

E sia. Non è però che Wulff se ne sia andato così di buon grado. La storia che lo riguarda risale al 2008, quando era governatore della Bassa Sassonia. Voleva comprarsi una casa e invece di negoziare un normale mutuo da una banca, andò a chiedere mezzo milione in prestito a un imprenditore amico, il quale glielo concesse volentieri a un tasso di favore del 4%. La Procura di Hannover venne a sapere la cosa e aprì un’inchiesta. La Bild – il giornale più popolare del Paese – ci fece su un articolo, Wulff telefonò al redattore capo del giornale e gli fece una lavata di capo, la Bild non solo non se ne dette per intesa, tornando sulla storia tutte le volte che le parve giusto, ma venne subito affiancata dagli altri giornali, che fecero contro Wulff, nel frattempo diventato presidente della Repubblica, una vera a propria campagna. I tedeschi vennero così a sapere che Bettina, la bella moglie del presidente (un bell’uomo anche lui, giovane di 52 anni, aitante, simpatico), si faceva regalare i vestiti dalle boutiques dell’alta moda, uscì fuori anche la storia di una vacanza all’isola di Sylte, tre notti a 258 euro l’una pagate da un altro imprenditore amico… Wulff sostiene di aver ridato quei soldi in contanti.

Come Tremonti con l’affitto di Milanese…

Già. Proprio la storia di questa vacanza avrebbe fatto traboccare il vaso sul piano mediatico. Su quello giudiziario era poi accaduto che mercoledì i giudici di Hannover avessero chiesto al Parlamento tedesco (il Bundestag) il permesso di continuare l’azione penale. L’immunità del presidente della Repubblica è identica a quella dei deputati. Insomma, i particolari non si conoscono, ma la Merkel, che lo aveva fatto eleggere capo dello Stato nel 2010, deve aver preteso a questo punto l’uscita di scena senza aspettare il voto della Camera. Per capirlo, basta leggere in controluce il comunicato della Kanzlerin: «Il presidente riteneva di non poter più servire il popolo. Il nostro stato di diritto prevede che siamo tutti uguali davanti alla legge».

Lui che cosa ha detto?

«Ho fatto degli sbagli, ma sono sempre stato in buona fede. Gli sviluppi dei giorni e delle settimane scorse hanno dimostrato che la fiducia, e così la mia possibilità di agire, sono stati pregiudicati in modo duraturo. C’è bisogno di un presidente che possa dedicarsi completamente alle sfide europee e abbia fiducia ampia dei cittadini. Gli sviluppi di questa settimana hanno dimostrato che questa fiducia non c’è più e quindi non c’è altra possibilità che abbandonare questa carica: oggi perciò mi dimetto».

Sul piano politico?

La Merkel doveva venire in Italia proprio adesso, per preparare con Monti l’Eurogruppo di lunedì, che deve decidere sulla Grecia. Si sono sentiti per telefono. La Cancelliera ha chiamato anche Napolitano. Niente di grave, su questo lato. La successione è un po’ più problematica. La Kanzlerin ha detto di voler concordare il successore con l’opposizione. Il nome più probabile, ieri sera, sembrava quello di Joachim Gauck che la sinistra oppose vanamente nel 2010 a Wulff. Il fatto di volere un presidente rappresentativo di tutti, un presidente super partes (un presidente tecnico?), è molto significativo della delicatezza del momento politico anche da loro.


[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 18 febbraio 2012]