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 2012  febbraio 17 Venerdì calendario

I giornali celebrano oggi i vent’anni di Mani Pulite e, nello stesso tempo, devono dar conto delle parole di Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti: «Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese, le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce»

I giornali celebrano oggi i vent’anni di Mani Pulite e, nello stesso tempo, devono dar conto delle parole di Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti: «Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese, le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce».

• Cominciamo da Mani pulite.

Era il 17 febbraio 1992, un lunedì, vent’anni fa esatti. Alle cinque e mezza del pomeriggio il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani fece irruzione con i suoi uomini nell’ufficio di presidenza del Pio Albergo Trivulzio di Milano, l’ospizio dei poveri. Il presidente dell’istituto, Mario Chiesa, stava contando proprio in quel momento un pacco di banconote da 100 mila lire che gli stessi carabinieri avevano segnato. In una borsa c’erano altri 35 milioni, che Chiesa riuscì a buttare nel water. Fuori in macchina aspettava il pm Antonio Di Pietro, ancora sconosciuto. Messo in galera, Mario Chiesa parlò e si scoprì così che i partiti vivevano di mazzette, lo Stato era corrotto, il Paese era marcio. 4.520 persone coinvolte, 3.200 rinviate a giudizio, 661 condannate (inclusi 345 patteggiamenti). Cancellati dalla scena politica la Dc, il Psi e gli altri partiti, tranne l’ex Pci già trasformato in Pds e i fascisti del Msi, presto ribattezzati Alleanza Nazionale. La Lega c’era già, Berlusconi non era ancora sceso in campo. Per far capire meglio quella stagione, aggiungerò un paio di dati: il costo della corruzione nel periodo 1980-1992 è stato calcolato in 15-30 mila miliardi di lire, cioè 8-16 miliardi di euro l’anno; Transparency International, che a quell’epoca ci collocava al 33° posto tra i paesi corrotti (il primo posto è riservato al più virtuoso), ci piazza oggi al 69° posto su 182 paesi, peggio di Grecia, Romania e Bulgaria. Cioè siamo nettamente peggiorati.

Questo ci introduce al discorso del presidente della Corte dei Conti.

Sì, il presidente Giampaolino ha inaugurato ieri l’anno della magistratura contabile, di quei magistrati cioè che sorvegliano i conti dello Stato. E ha detto cose sconfortanti. Anzi: ha ripetuto cose sconfortanti, dato che anche l’anno scorso aveva denunciato l’alta corruzione italiana, valutata allora per un costo di 50-60 miliardi l’anno (contro gli 8-16 di vent’anni fa). Quest’anno il costo della corruzione è stato stimato in 60 miliardi: è una cifra che rappresenterebbe il 50% della corruzione europea, un’enormità che ha spinto il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli, a dubitare del dato.

• Che cosa si intende, esattamente, per “corruzione”?

Lo ha spiegato Giampaolino: entrano nel conto tutti i comportamenti che arrecano «un danno alle finanze pubbliche». E cioè: la corruzione nell’attività sanitaria, lo smaltimento dei rifiuti, l’utilizzo “gravemente colposo” di strumenti derivati o prodotti finanziari simili, la costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica, la stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e fornitura, fino agli errori nella gestione del servizio di riscossione dei tributi. Giampaolino ha messo nel conto anche l’evasione fiscale, fornendo i dati relativi all’Iva: viene evasa per il 36%, la percentuale più elevata tra i grandi paesi europei, eccezion fatta per la Spagna, che sta al 39.

Il governo Berlusconi non aveva preparato un disegno di legge anti-corruzione? Che fine ha fatto?

Se ne doveva cominciare a discutere il 27 febbraio, ma lo stesso ministro della Giustizia, Paola Severino, ha chiesto un rinvio, cosa che ha suscitato parecchie polemiche. Il ministro ha spiegato: «Partire qualche settimana dopo con il piede giusto e con un testo che possa soddisfare le esigenze di completamento della materia potrà invece far accadere il contrario. Bisogna studiare bene la materia, compresi i numerosissimi emendamenti presentati da tutti i partiti al testo base». Sa qual è il problema? Non sono sicuro che basti una legge a debellare corrotti e corruttori. Bisognerebbe, dopo l’eventuale approvazione della legge, fare un minimo di verifica, per vedere se le norme hanno funzionato o no, e se no perché.

• Non è una prassi normale? Non si fa così per ogni legge?

No, non si fa. L’ha detto anche Giampaolino, in uno dei passaggi più significativi del suo discorso: «Mentre grande attenzione è riservata in Italia alle proiezioni e alla stima degli effetti attesi dei principali provvedimenti, sono invece carenti le misure e le valutazioni ex post circa l’impatto che le politiche pubbliche esercitano sulla dinamica delle entrate e delle spese. Cosicché vi è una quasi totale mancanza di documenti e studi dedicati a verificare a posteriori se, quanto e come abbiano in realtà funzionato gli strumenti impiegati per migliorare il coordinamento della finanza pubblica e la qualità della spesa».


[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 17 febbraio 2012]