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 2012  febbraio 15 Mercoledì calendario

Monti dice no a Roma 2020: «Non ce lo possiamo permettere»

• Mario Monti ha detto no alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. Il Consiglio dei ministri ha votato all’unanimità la decisione, anche se Corrado Passera, Corrado Clini, Piero Gnudi e Filippo Patroni Griffi spingevano per il sì. Il premier ha spiegato così la scelta: «Il governo non ritiene che sarebbe responsabile, nelle attuali condizioni, assumere questo impegno di garanzia dei costi. Non è pessimismo sul futuro, ci è dispiaciuto molto ma purtroppo dare oggi una garanzia in bianco non sarebbe stato compreso dagli italiani ai quali abbiamo chiesto molti sacrifici». Ha pesato di sicuro l’esempio negativo della Grecia, il timore di sforare il budget di 4,7 miliardi di investimenti pubblici e il rischio che qualche cricca mettesse le mani sugli appalti (come accaduto per i Mondiali di nuoto 2009). La firma del governo italiano sulle lettere di garanzia era indispensabile e oggi sarebbe stato l’ultimo giorno utile per presentare la candidatura a Losanna, sede del Cio. Uscita di scena Roma, restano in corsa Madrid (Spagna), Istanbul (Turchia), Baku (Azerbaigian), Doha (Qatar) e Tokyo (Giappone): decisione del Cio il 7 settembre 2013. Ieri Monti ha incontrato Gianni Alemanno, Gianni Letta, Mario Pescante e Gianni Petrucci  – membri del comitato promotore – durante una pausa del Consiglio dei ministri, e ha spiegato loro i motivi della decisione. Il sindaco di Roma ha reagito al no di Monti dicendo di considerarlo «una rinuncia a una candidatura vincente». «Rispetto ma non condivido le motivazioni del premier», ha aggiunto. «Comunque non mi dimetto. Ringrazio per il leale sostegno bipartisan, però non si capisce qual è il progetto di sviluppo di questo governo». Petrucci, a Palazzo Chigi, si è rivolto al premier milanese in romanesco, con un tono un po’ seccato: «A preside’, ce lo poteva dire prima…». Gelido Monti: «Me ne dispiaccio». [Bianchi, Rep]

• Sulla decisione di Monti scrive Bei su Rep: «Lievitazione dei costi, procedure senza garanzie. Con il rischio di finire di nuovo nell’incubo dei mondiali di nuoto 2009, in mano a una filiera tipo quella Anemone-Balducci, con qualche furbo a procacciare affari e lo Stato a pagare conti salatissimi. Incontrando a Londra il primo ministro David Cameron, Monti a gennaio era stato messo in guardia in maniera sorprendente: “Faccia attenzione – gli aveva detto il collega inglese – e non dia troppo retta agli studi. Con le Olimpiadi di Londra noi avevamo persino creato un’autorità ad hoc per controllare gli appalti, ma alla fine le spese sono raddoppiate”. La previsione di palazzo Chigi, rispetto a un budget iniziale tra i 9 e gli 11 miliardi, era di un bilancio gonfiato nel 2020 fino a trenta miliardi. Una cifra mostruosa, da bancarotta. “Proprio come è successo ad Atene – ha spiegato Monti in Consiglio dei ministri – e lì è stato l’inizio della fine”».