La Gazzetta dello Sport, 11 febbraio 2012
La Grecia sta precipitando, uno sciopero generale, che continuerà anche oggi, ieri ha bloccato il paese, ci sono stati scontri con tre feriti nella piazza che fronteggia il Parlamento – piazza Syntagma – poco meno di ventimila persone sono uscite di casa per manifestare a gran voce
La Grecia sta precipitando, uno sciopero generale, che continuerà anche oggi, ieri ha bloccato il paese, ci sono stati scontri con tre feriti nella piazza che fronteggia il Parlamento – piazza Syntagma – poco meno di ventimila persone sono uscite di casa per manifestare a gran voce. Si sta soprattutto squagliando il quadro politico: domani (domenica) la Camera dovrebbe approvare i tagli e i sacrifici pretesi dall’Unione Europea (Ue), dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e dalla Banca Centrale Europea (Bce). Ma l’altro giorno s’è dimesso il viceministro del Lavoro Yiannis Koutsoukos e ieri hanno abbandonato il governo il ministro dei Trasporti Makis Voridis, il viceministro della Difesa Georges Georgiou e i due segretari di Stato all’Agricoltura e alla Marina, Asterios Rodoulis e Adonis Georgiadis, tutti del partito Laos, di estrema destra. Se n’è andata anche il viceministro degli Esteri, la socialista Mariliza Xenoyannakopoulou, che non se l’è sentita di sottoscrivere il piano di tagli. In una conferenza stampa, il capo del Laos, Georges Karatzaferis, ha annunciato che domani il suo partito voterà “no”. Si tratta di una quindicina di deputati in tutto, che sul piano numerico non sono in grado di creare problemi. Ma su quello politico, la fine della grande coalizione che sosteneva il premier banchiere Papademos ha già avuto un impatto forte sui mercati e sugli uomini che a Bruxelles devono decidere se prestare o no ad Atene altri 130 miliardi.
• Le
Borse sono andate giù.
Sì, e lo spread è tornato in zona 370, dopo essere sceso ininterrotamente nell’ultima settimana fino a 340. Il governo Monti sperava e spera di poter abbattere il differenziale con i titoli tedeschi fino a quota 300, che rappresenterebbe un risparmo di una decina di miliardi, forse permetterebbe di non portare la nostra Iva al 3% e potrebbe far da premessa a un minimo di ripresa.
• Che tagli avevano concordato i partiti greci l’altro giorno?
Il salario minimo da 751 euro lordi sarà ridotto del 22 per cento. Un ulteriore 10 per cento sarà tagliato da quello per i giovani sotto i 25 anni. Tutti gli aumenti contrattuali saranno congelati finché la disoccupazione non sarà dimezzata dall’attuale 20 per cento. Poi: tagli di pensioni e salari, 15 mila statali licenziati entro fine anno, turnover di 1 a 5, entro giugno saranno vendute l’azienda pubblica del gas Depa, quella del trasporto di gas Desfa, la Hellenic Petroleum, l’agenzia di scommesse Opap, le aziende dell’acqua dell’Attica e di Thessaloniki e quelle per le fognature e la radio pubblica. Riduzione delle spese militari, razionalizzazione di molte strutture pubbliche, lotta all’evasione fiscale attraverso uffici potenziati, eliminazione di numerose esenzioni fiscali. I tre partiti che sostengono Papademos si sono detti d’accordo a parole, ma non hanno firmato. Karatzaferis è poi uscito dal governo, pensando probabilmente di recuperare consensi nelle elezioni che si svolgeranno in aprile.
• Che cosa succederà se il governo andrà giù oppure il Parlamento boccerà i sacrifici?
La Merkel ha parlato di scenari inimmaginabili, Draghi sostiene che non esiste un piano B, cioè non si può ipotizzare nessuna soluzione diversa dall’approvazione dei sacrifici e dalla permanenza della Grecia nell’area euro. I greci forse non ci credono del tutto. Hanno tempo fino a mercoledì, quando si riunirà con Christine Lagarde l’Eurogruppo per decidere, stavolta definitivamente, se soccorrere o no il Paese con questi 130 miliardi.
• Qualcuno può giurare che questo denaro, a suo tempo, sarà restituito?
Nessuno. Le banche hanno già rinunciato al 70% del valore dei bond greci in loro possesso. Anche questo accordo, che esiste, dipende però dal nuovo prestito. Atene dovrebbe restituire 14 miliardi e mezzo entro il 20 marzo e non li ha.
• Chi salterà per aria in caso di mancato pagamento?
Le banche tedesche e francesi, esposte per una cinquantina di miliardi, hanno girato i loro bond alla Bce in cambio di finanziamenti freschi, il famoso denaro all’1 per cento che Draghi ha distribuito un mese fa a tutti gli istituti di credito. Anche se le procedure sono ancora misteriose, l’uscita della Grecia dall’euro non dovrebbe avere conseguenze gravi se non per gli stessi greci. Subito dopo ci sarà da affrontare il problema dei conti portoghesi, benché a Lisbona – come a Madrid e a Roma – stiano facendo i compiti a casa, come si dice. Il fatto che è che il buco del debito complessivo è molto grande e non si sa a quanti shock l’Europa sarà in grado di resistere.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 11 febbraio 2012]