La Gazzetta dello Sport, 12 febbraio 2012
Il Direttore ci chiede di far capire ai lettori che il viaggio di Mario Monti in America è stato importantissimo
Il Direttore ci chiede di far capire ai lettori che il viaggio di Mario Monti in America è stato importantissimo.
• Non
sapevo neanche che fosse andato in America.
Lei è di una distrazione unica, e perciò ha ragione il nostro Direttore. I telegiornali non hanno parlato d’altro, le prime pagine dei quotidiani erano piene di commenti e corrispondenze, lo stesso Obama ha concesso per l’occasione un’intervista alla “Stampa”. Poi c’è stata la copertina dell’edizione internazionale di “Time”: la faccia di Monti col titolo «Quest’uomo salverà l’Europa?». Eccetera eccetera. E lei non s’è accorto di niente. Monti è stato negli Stati Uniti giovedì e venerdì, ha parlato col presidente e con i più grandi investitori internazionali, quelli che nei mesi scorsi vendevano a tutto spiano i nostri Btp facendo salire i rendimenti. È stato accolto trionfalmente dappertutto, lasciando un’impressione superlativa.
• Con Berlusconi non era stato così.
Berlusconi, molto amico di Bush, non piaceva a Obama. Era stato alla Casa Bianca per un incontro molto breve solo perché temporaneamente a capo del G8. Come presidente del Consiglio non era stato invitato mai, fatto che lo esacerbava parecchio. Quando Obama ringraziò gli alleati per il contributo che avevano dato alla guerra libica, dimenticò volutamente di citare Berlusconi e l’Italia. Gaffe (studiata) a cui ha posto rimedio proprio stavolta, esaltando forse anche in modo esagerato il contributo del nostro paese a quella guerra.
• L’importanza delle visita di Monti non può essere solo questa, cioè la raccolta di parecchi cesti di simpatia.
Lei saprà che quest’anno ci sono le elezioni presidenziali e che Obama dovrà vedersela, molto probabilmente, col repubblicano Mitt Romney. Beh, ci sono buone probabilità che Barack vinca: i dati sulla crescita Usa sono buoni (negli ultimi tre mesi del 2011 il Pil è salito del 2,8%) e il tasso di disoccupazione è calato all’8,3%. Se qualcosa non turba i mercati, i numeri rischiano di migliorare nel corso dell’anno e di permettere quindi all’attuale inquilino della Casa Bianca di non farsi sfrattare. Che cosa, però, può turbare i mercati?
• Che cosa?
L’Europa, appunto. Già altre due volte la ripresa Usa è stata fermata dalle crisi europee. Nell’anno delle elezioni questo – pensa Obama – non deve succedere. Chi è l’uomo che può impedirlo? Monti, secondo lui, come ci fa capire il Time.
• Perché proprio Monti, e non, per esempio, Sarkozy o la Merkel o magari l’inglese Cameron?
Cameron, rifiutandosi di aderire al Patto fiscale, s’è tagliato fuori da sé. Sarkozy probabilmente perderà le elezioni, e comunque ha altro per la testa in questo momento. La Merkel predica solo una politica del rigore, mentre gli americani hanno bisogno di vendere in Europa e insistono quindi per una politica di sviluppo. Obama giudica i 500 miliardi di cui sarà dotato il fondo salva-Stati poca cosa, in questo d’accordo con Monti. Ci vogliono più soldi, dice, in modo che gli europei possano ricominciare a comprare. L’uomo che può mitigare i rigori della Merkel e far politica in Europa tenendo presenti anche gli interessi americani non è che uno: l’italiano Monti, ben conosciuto peraltro da tutti quelli che contano negli Stati Uniti. C’è poi un secondo punto: per ragioni finanziarie, ma anche per ragioni strategiche, Washington vuole affidare sempre più il fronte occidentale alle forze armate europee, disimpegnando progressivamente sia gli Stati Uniti che la Nato. Il modello libico, insomma. Anche qui, la testa di ponte italiana può rivelarsi essenziale. Parigi, Londra, Berlino e Roma spendono già oggi per il personale militare il 25% in più di quello che spendono gli Stati Uniti.
• Questo ci dice perché il viaggio di Monti in America era importante per la Casa Bianca. E sono sorpreso di sapere quanto fosse importante. Non ci dice però ancora perché il viaggio fosse tanto importante per Monti.
Qui la risposta è molto semplice: Monti è andato negli Stati Uniti soprattutto per vendere l’Italia, cioè per convincere i grandi investitori di quel paese a comprare di nuovo i nostri titoli. Il giorno chiave, per questo, è stato venerdì, con gli incontri nella sede di Bloomberg e poi a Wall Street. Il nostro presidente del Consiglio, parlando un inglese perfetto (in nessun momento, neanche nell’incontro con Obama, c’è stato bisogno dell’interprete), ha assicurato George Soros, Henry Kravis, Lloyd Blankfein e gli altri che il risanamento dei conti italiani non si fermerà e che il governo dei politici che entrerà in carica l’anno prossimo non potrà smontare quello che sarà fatto dai tecnici. Come ha detto poi ai giornalisti: «Penso di aver convinto i miei interlocutori. Ma in genere non lo dicono seduta stante».
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 12 febbraio 2012]