Rassegna, 11 febbraio 2012
La riforma del lavoro in Spagna
• Il governo spagnolo ha presentato il piano di riforma del
lavoro. Prevede licenziamenti più facili, meno costosi e gestione interna (orari,
riposi, straordinari) su misura per ogni singola realtà, senza più obbligo di
contratto collettivo. Resta il licenziamento per giusta causa, però diventa più
economico per il datore di lavoro. La massima buonuscita sarà di 24 mensilità e
verrà maturata al ritmo di 33 giorni all’anno contro i 45 attuali. Si allarga
invece il concetto di «giusta causa» perché includerà anche l’assenteismo. In
più un pacchetto di sgravi fiscali per le imprese con meno di 50 dipendenti che
assumono under 30 e over 45, oltre a una revisione degli aiuti ai disoccupati
che potranno essere chiamati a svolgere «lavori socialmente utili» in modo da
evitare la truffa di chi riceve il sussidio, ma lavora in nero. Scrive Nicastro
(Cds) che «il premier Mariano Rajoy ha già messo in conto scioperi generali (è
stato registrato senza accorgersene mentre ne parlava a Bruxelles), ma davanti
alla recessione e all’impossibilità di rispettare il limite del deficit al 4,8%,
ha deciso di affondare il bisturi nella speranza di far ripartire le
assunzioni. La reforma laboral
entrerà in vigore già oggi».