Rassegna, 11 febbraio 2012
Monti a Wall Street: «Investite sull’Italia»
• Il viaggio di Mario Monti negli Stati Uniti ieri è
proseguito con un incontro con George Soros, Henry Kravis del fondo KKR e con
gli amministratori delegati di grandi banche d’affari (segreta la lista
completa) nella sede di Bloomberg a New York. Prima un pranzo in gruppo, poi
incontri bilaterali di dieci minuto l’uno. Il premier italiano ha cercato di
convincere i grandi investitori americani a puntare sul debito pubblico
italiano, soprattutto su quello a lungo periodo. Ai cronisti, una volta uscito,
Monti si è detto soddisfatto: «C’è molto interesse per l’Italia e per il mercato
italiano una volta che l’economia si consoliderà nel suo miglioramento, ma
anche già oggi». Gli viene chiesto se ha convinto i suoi interlocutori: «Penso
di sì, ma in genere non lo dicono seduta stante». La giornata del premier è
continuata a Wall Street, dove ha incontrato gli operatori di Borsa e i trader
del mercato finanziario, poi un faccia a faccia con Ban Ki-moon alle Nazioni
Unite. [Galluzzo, Cds]
• Parlando ai trader e agli operatori di Wall Street Monti «ha
spiegato le misure fin qui adottate. Si
è soffermato sulla profondità del cambiamento del sistema pensionistico, ha
illustrato alcune delle misure per la crescita che intende adottare mentre il
viceministro del Tesoro Vittorio Grilli ha spiegato che il governo punta a
recuperare almeno metà del gettito perduto per evasione fiscale, stimato in
circa il 10 per cento del Pil. Cosa essenziale — ha aggiunto — non solo in
chiave antidefict, ma anche perché l’evasione compromette il funzionamento del
mercato alterando i suoi meccanismi. (…) E a chi teme che dopo l’esperimento
del governo tecnico tutto torni come prima ha risposto che la crisi ha cambiato
l’atteggiamento del popolo italiano e anche quello del sistema politico. E,
poiché il costo politico delle riforme ricade tutto sulle spalle dell’attuale
governo tecnico, quando la responsabilità dell’esecutivo tornerà nelle mani dei
partiti questi non avranno alcun interesse a disfare quanto fin qui
realizzato». [Gaggi, Cds]
• «Davanti alla crisi europea l’America è alla disperata
ricerca di eroi. E Monti ha poca concorrenza. Visto da fuori è un personaggio
che, sottoposto a pressioni micidiali, ne è uscito bene, ha dimostrato grande
resistenza. Proprio mentre, tanto per fare un esempio, il francese Sarkozy ha
mostrato tutte le sue debolezze. Monti è stato quello che, più di chiunque
altro, ha spinto per mettere la crescita al centro dell’agenda europea. Ha
chiesto più mercato e più liberalizzazioni non solo al suo Paese, ma anche al
resto d’Europa. E questo, agli occhi degli americani, conta. E poi — non c’entra
con gli eroi ma è un dato importante — è riuscito ad avere l’appoggio di
Berlusconi. Il criticatissimo ex premier stavolta si è comportato bene,
resistendo alle pressioni di Bossi. Non l’avrei mai detto: lo consideravo uno
molto vendicativo» (Benn Steil, il capo degli economisti del Council on Foreign
Relations, principale think-tank politico-economico di New York). [M. Ga., Cds]