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 2012  febbraio 07 Martedì calendario

I conti della Margherita truccati dal 2007

• I revisori della Margherita hanno riguardato tutti i bilanci degli ultimi anni e hanno scoperto che i conti non tornano già dal 2007, quindi Lusi deve aver sottratto altri soldi al partito, oltre ai 13 milioni di euro già appurati. Almeno 600 mila euro nel 2007, scrive la Sarzanini sul Cds. I tre revisori, ovvero Gaetano Troina, Giovanni Castellani e Mauro Cicchelli, si sono presentati in Procura e hanno ammesso di essere stati ingannati finora: «Lusi usava artifici contabili. Ci siamo accorti che dietro certe cifre c’era un’altra verità». Spiega Grignetti (Sta): «Il primo “artificio” è la plateale difformità tra fatture e contabilità. Le cifre sono corrette, ma quando il tesoriere le iscriveva a bilancio, una fattura per “consulenza” diventava “contributo a iniziativa politica”. Agli occhi dei revisori dei conti tanto bastava perché quella spesa fosse considerata congrua. Finalmente, però, i tre revisori hanno preso in mano tutte le carte, sono andati indietro negli anni, e hanno trovato “spese camuffate” non soltanto nel 2009 e 2010 – gli anni in cui si verificano li ammanchi più clamorosi per un totale di 13 milioni di euro – ma anche nel 2007 e nel 2008. Piccole distrazioni di fondi. Ma sembrano le prove generali di quel che poi sarebbe avvenuto: ad ogni evento politico, in coda, una modesta cifra finiva alla società del senatore per “consulenza”. (…) Il senatore era abilissimo a confondere le tracce anche in banca: faceva diversi bonifici tutti assieme, ma alla banca ordinava un solo pagamento collettivo. Sapeva, Lusi, che in questi casi le banche non scrivono più sull’estratto conto i dettagli ma se la cavano con un generico “bonifico multiplo”. Il risultato è che la Ttt non è mai citata».  

• «(…) Le verifiche si ampliano e la possibilità per Lusi di arrivare al patteggiamento – come era stato inizialmente concordato con i magistrati – appare sempre più lontana. Anche perché si deve sciogliere il nodo della restituzione di quanto è stato preso. Archiviata l’ipotesi di chiudere la partita con una fidejussione per mancanza di garanzie, adesso si sta valutando l’ipotesi di prendere in pegno le azioni delle società che possiedono le quote dei due immobili. “Potrebbe essere una soluzione – dichiara l’avvocato Titta Madia che assiste Rutelli e Bianco – ma dobbiamo avere la certezza che si possa procedere alla vendita in modo da poter recuperare le somme sottratte”». [Sarzanini, Cds]