Rassegna, 7 febbraio 2012
La dipendenza italiana dal gas
• Il 55%
dell’energia elettrica consumata in Italia nasce in centrali a gas. Dei 78
miliardi di metri cubi di fabbisogno, 26 miliardi nel 2011 sono arrivati da
Tarvisio, la porta d’ingresso del gas russo. Benché ci sia lo spazio per
raddoppiarla, la produzione nazionale si ferma a un decimo, poco più di 8
miliardi di metri cubi. Ci sono importanti giacimenti nell’Alto Adriatico, in
pianura padana, al largo della Sicilia, in Calabria, ma non sono mai stati
sfruttati. [Barbera, Sta]
•
Ricorda Barbera sulla Stampa che «per ridurre la dipendenza dal gas russo e
algerino il governo Prodi, nel 2006 lanciò un piano per la costruzione di
almeno cinque rigassificatori. Il sistema funziona così: le navi trasportano
gas liquido (oggi arriva soprattutto dal Qatar) che viene ritrasformato in
energia. Fino al 2006 ce n’era uno solo in Liguria. Da pochi mesi ne è entrato
in funzione un secondo a Rovigo. Finanziato da Edison, garantisce un decimo
degli approvvigionamenti, sempre che il tempo sia clemente e le navi possano
attraccare. A meno di intoppi, entro un anno ne entrerà in funzione un terzo,
al largo delle coste livornesi. Lo sta costruendo, dopo aver vinto diversi
ricorsi di associazioni ambientaliste, un consorzio fra la grande
municipalizzata del Nord-Ovest Iren e la tedesca Eon. Non sarà però un impianto
di grandi dimensioni: al massimo delle sue potenzialità garantirà gas per un
ventesimo dei consumi italiani. Il quarto rigassificatore, ricorsi permettendo,
promette di realizzarlo l’Enel a Porto Empedocle, ma per entrare in funzione ci
vorranno almeno tre anni. Il quinto, a Brindisi, lo dovrebbe costruire British
Gas».
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