La Gazzetta dello Sport, 2 febbraio 2012
Ci sono parecchi scandali in giro. Secondo i magistrati inquirenti, l’ex assessore ai Lavori Pubblici di Venezia, Lino Brentan, vecchio comunista e vecchio democratico, si sarebbe fatto dare dei soldi per favorire imprese amiche sue negli appalti (era da ultimo amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova)
Ci sono parecchi scandali in giro. Secondo i magistrati inquirenti, l’ex assessore ai Lavori Pubblici di Venezia, Lino Brentan, vecchio comunista e vecchio democratico, si sarebbe fatto dare dei soldi per favorire imprese amiche sue negli appalti (era da ultimo amministratore delegato dell’autostrada Venezia-Padova). Undici manager della Cit (Compagnia Italiana del Turismo) avrebbero usato le centinaia di milioni che ricevevano per costruire villaggi turistici in Basilicata e Campania per regalarsi gioielli, auto di lusso, appartamenti con vista sulla basilica di San Pietro. Il senatore Riccardo Conti, del Pdl, ha guadagnato 18 milioni in un giorno comprando la mattina un appartamento a Fontana di Trevi per 26 milioni e rivendendolo il pomeriggio per 44,5 (qui dovrebbe esserci anche la complicità dell’Enpap, cassa degli psicologi, acquirente finale dell’immobile). Il caso che però fa discutere di più – anzi, a Montecitorio non si parla d’altro – è quello del senatore democratico Luigi Lusi, che faceva l’amministratore della Margherita e avrebbe sottratto a quel partito un mucchio di soldi.
• Esiste ancora la Margherita?
Non esiste più come soggetto politico, esiste però come soggetto giuridico che incassa i rimborsi elettorali. La legge che finanzia i partiti stabilisce infatti che anche se una legislatura termina in anticipo, i soldi vanno versati ai parititi lo stesso per l’intera legislatura. È così che, per esempio, stanno ancora in piedi le formazioni della sinistra estrema che sono state escluse dal Parlamento alle ultime elezioni: sono fuori, ma prendono i soldi dell’intera legislatura 2006-2011, interrotta, come sappiamo, dalla caduta di Prodi nel 2008. Idem la Margherita: si fuse con i Ds dando vita al Partito democratico e in quella operazione si decise per la separazione dei beni, cioè ciascuno dei due ex partiti si sarebbe tenuto soldi e patrimoni suoi, continuando a percepire i rimborsi di legge. La faccenda per la Margherita venne affidata a questo senatore Lusi, molto amico di Rutelli, ma che non lo seguì nell’ulteriore spostamento di questi nell’Api (unione con Casini e Fini). Spero che non si sia perso.
• Ehm, quindi Lusi, senatore, faceva l’amministratore del partito moribondo Margherita. La Margherita – suppongo – sarebbe definitivamente morta una volta incassato l’ultimo cent dei rimborsi elettorali.
Non si sa, perché sarebbe rimasto comunque un patrimonio ingente da amministrare. La Banca d’Italia, lo scorso novembre, segnalò alla Guardia di Finanza che da un certo conto chiamato “Democrazia e libertà” erano partiti in due anni e mezzo 90 bonifici di cui non si conoscevano né le causali né i destinatari. Aperta l’indagine, i finanzieri scoprirono che i soldi provenivano dai rimborsi elettorali della Margherita e che erano finiti in società riconducibili all’amministratore senatore Lusi (società anche canadesi, e la moglie di Lusi è canadese).
• Di quanti soldi si tratta?
Tredici milioni di euro. Con questi soldi, Lusi ha comprato un bellissimo appartamento in via Monserrato a Roma (siamo a un passo da piazza Farnese e dall’ambasciata di Francia, prezzo un milione e 900 mila euro) e una spettacolare villa a Genzano, città-gioiello dei Castelli romani (4 milioni e 700 mila euro). Ha poi pagato cinque milioni di tasse, per conto del partito. E adesso propone di restituire a quelli della Margherita cinque milioni di euro, come forma di transazione tombale su tutto l’affare.
• Irricevibile, direi, no?
Mica tanto. La Margherita e il Pd hanno reagito con dichiarazioni di fuoco (Rutelli: «Siamo incazzati e addolorati. La Margherita intende recuperare tutto»), ma con decisioni per ora piuttosto blande. Lusi è stato espulso dal gruppo del Senato (voto unanime), ma resta in Parlamento. Di espulsione dal Pd per ora non si parla. Tutti i dirigenti politici dell’ex Margherita si chiamano fuori: avevamo capito che nei conti c’era qualche oscurità, abbiamo chiesto di verificare ma non c’è mai stato concesso… Di fatto a Lusi è stata lasciata libertà assoluta di manovra, senza controlli di nessun tipo.
• Che cosa ci può essere dietro?
La domanda è la stessa dei tempi di Greganti, Citaristi, Balzamo e degli altri segretari amministrativi che finirono davanti a Di Pietro e al pool di Mani Pulite nel 1993: questi signori, che intestano tutto a se stessi, non opereranno per caso come teste di legno anche per conto di altri esponenti del partito o magari per conto del partito stesso? Il dubbio che a questo interrogativo si debba rispondere sì – per il passato e per il presente – è molto forte. L’altra questione a questo punto sul tavolo riguarda la formula stessa dei rimborsi elettorali, che regalano ai partiti una quantità di denaro spropositata, cinque volte quello che i partiti effettivamente spendono durante le campagne elettorali. La Margherita ha in cassa, non si sa per farne che, 20 milioni di euro. La legge, costruita per aggirare un referendum che impediva il finanziamento pubblico dei partiti, non ha evidentemente senso e andrebbe rivista. Ammesso che i partiti debbano essere finanziati dallo Stato, naturalmente, regola che è tutta da dimostrare. In ogni caso: Lusi ha chiesto di patteggiare, in modo da cavarsela con un anno di galera. Il pm Stefano Pesci per ora ha rifiutato.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 2 febbraio 2012]