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 1910  luglio 08 Venerdì calendario

Marinetti e Venezia "fradicia di romanticismo"

• A Venezia 800 mila manifestini sottoscritti dai futuristi Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo [per il testo integrale vedi qui] «volano dall’alto della Torre dell’Orologio, in piazza San Marco. I quattro dicono di ripudiare "la vecchia Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari" e di voler "cicatrizzare e guarire questa città putrescente, piaga magnifica del passato". Venezia era la rappresentazione perfetta di tutto ciò che i futuristi detestavano, la lentezza, il romanticismo, il languore.

  Vogliono che torni a dominare l’Adriatico che i "vecchi palazzi crollanti e lebbrosi” vengano abbattuti, in modo che le macerie colmino "i piccoli canali puzzolenti", e che siano sostituiti con altri fatti di vetro e di acciaio; che alle gondole, "poltrone a dondolo per cretini", si sostituisca la potenza delle navi da guerra; che "il regno della divina Luce Elettrica" liberi la città dal suo banale "chiaro di luna da camera ammobigliata".

  Il lancio del manifesto preparava anche la prima grande mostra personale di Boccioni a Ca’ Pesaro. Marinetti aveva scelto proprio quella città per presentare colui che aveva sùbito individuato come un grande pittore futurista, benché si fosse unito al movimento da pochi mesi. La maggior parte delle 40 opere esposte sono ancora prefuturiste, non sorprendono nessuno tra il pubblico che è accorso numeroso credendo di assistere a chissà quale scandalo. Allora Effetì dà il meglio di sé in un discorso alla Fenice, che comincia:

   "Veneziani! Quando gridammo: ’Uccidiamo il chiaro di luna’ noi pensammo a te, vecchia Venezia fradicia di romanticismo!" [leggi qui il discorso integrale]

  Venne sommerso da un coro di fischi che non credeva possibile nell’estenuata città, e ne fu molto soddisfatto. I visitatori della mostra aumentarono e un giovane industriale veneziano comprò dei quadri di Boccioni, tirando molto sul prezzo e volendo pagare a rate. Era Giuseppe Volpi, che al momento produceva la "divina Luce Elettrica" nelle Tre Venezie e in Emilia, e che diventerà governatore della Tripolitania, conte di Misurata, ministro delle Finanze, direttore della Biennale e ultimo doge, come verrà chiamato in Laguna e nel mondo. Marinetti, che non aveva mai dubitato della grandezza di Boccioni, ha la conferma di aver visto giusto e lontano». [Guerri 2009]