Rassegna, 31 gennaio 2012
Approvato il Trattato sul bilancio. Fuori inglesi e cechi
• A Bruxelles, dopo sette ore di trattative, 25 Paesi dell’Ue hanno approvato il Trattato sul bilancio, detto anche fiscal compact. Ne sono rimasti fuori la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. I 25 Paesi membri ora si impegnano a inserire nella Costituzione la «regola d’oro» dell’obbligo di pareggio di bilancio (con possibilità di sfondamento entro lo 0,5% del Pil e sanzioni semiautomatiche in caso di violazione) e a ridurre il debito al 60% del Pil in 20 anni con sconti in base agli «altri fattori rilevanti» (debito privato, sostenibilità del sistema pensionistico, ecc). La firma avverrà nel vertice di marzo. Due vertici annui dell’eurozona potenzieranno tutto il processo. La Polonia ha ottenuto di essere ammessa, insieme ad altri partner esterni alla moneta unica, quando si discuterà di competitività e di altri argomenti specifici. Per rimediare agli effetti recessivi che il fiscal compact può causare, i leader europei hanno promesso un riequilibrio con il rilancio di crescita e occupazione. Mario Monti ha indicato tre linee guida: occupazione per i giovani, completamento del mercato interno e finanziamenti alle piccole imprese. [Caizzi, Cds]
• Nello specifico, la cosiddetta regola aurea stabilisce: «La posizione del bilancio allargato dello Stato sarà in parità (considerata tale con un deficit massimo pari allo 0,5% del Pil, ndr) o in surplus», con eccezioni ammissibili solo per cause gravi ed esterne al controllo del Paese interessato o per economie con un debito pubblico significativamente inferiore al 60% del Prodotto interno lordo (Pil). La regola aurea dovrà essere introdotta rapidamente nelle legislazioni nazionali attraverso «leggi ineludibili e permanenti, preferibilmente costituzionali». Per quel che riguarda il debito pubblico, i Paesi che firmano il trattato si impegnano a ridurlo ogni anno sulla base di un benchmark pari a un ventesimo della parte di debito che eccede il 60% del Pil. Il trattato prevede che i Paesi che si allontanano dalla regola aurea abbiano in essere un meccanismo di aggiustamento automatico. Ma se questo non funziona stabilisce che siano messi in «procedura di deficit eccessivo», in modo semiautomatico, dalla Commissione Ue, la cui decisione potrà essere annullata solo con un voto a maggioranza qualificata degli altri Paesi dell’eurozona. La procedura prevede un piano di bilancio ed economico stilato dal Paese in fallo ma condotto con il monitoraggio e la partnership della Commissione. Se il Paese non rispetta il piano, la questione sarà portata davanti alla Corte di Giustizia della Ue da uno o più Paesi dell’eurozona, anche indipendentemente dall’opinione della Commissione: se cioè Berlino (o qualsiasi altra capitale dell’euro) volesse portare la Grecia davanti alla Corte potrebbe farlo anche con l’opposizione di Bruxelles e di tutti gli altri partner. Se il Paese sottoposto a procedura non si adegua alle decisioni della Corte, va incontro a sanzioni-multe fino a un massimo dello 0,1% del suo Pil. [Taino, Cds]
• Ricorda Taino sul Cds che a fine 2010 - dati elaborati dalla società di consulenza McKinsey - l’indebitamento pubblico e privato dell’Italia era pari al 313% del Pil, alto ma meno di quello - per dire - della Francia (341%), della Spagna (366), del Giappone (492), della Gran Bretagna (497). E non troppo diverso da quello degli Stati Uniti (289%) e della stessa Germania (284).