Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 31 Martedì calendario

Alla fine l’accordo europeo per cominciare a mettere in comune le politiche fiscali e di bilancio è stato raggiunto

Alla fine l’accordo europeo per cominciare a mettere in comune le politiche fiscali e di bilancio è stato raggiunto. Si tratta di un accordo a 25, dato che, dopo la Gran Bretagna, ha detto di no anche la Repubblica Ceca. La Polonia, invece, dopo una lunga resistenza ha ceduto, ottenendo che si tengano tre riunioni l’anno invece di due: a una di queste riunioni saranno ammessi anche i Paesi della Ue che non adottando ancota l’euro (come, appunto, la Polonia).

• Che ha detto Mario Monti?

Il nostro premier si è dichiarato particolarmente soddisfatto: «Non ci sono ulteriori appesantimento o aggravi sul fronte del rigore per quanto concerne il debito. L’Europa siede su una roccia forte». Il nostro presidente del Consiglio aveva anche altre ragioni per fregarsi le mani: la vendita dei Btp è andata bene,

A che prezzo sono stati piazzati?

Quelli a dieci anni, per un importo di due miliardi, sono stati collocati al 6,08% (dal 6,98, quindi quasi un punto in meno); quelli a cinque anni (3 miliardi e 570 milioni) hanno spuntato il 5,39 contro il precedente 6,47. Sul secondario lo spread è tuttavia leggermente risalito fin quasi a 430 punti base.

• Vogliamo chiarire le caratteristiche dell’ accordo siglato ieri?

Si tratta del “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione monetaria”. Sedici articoli, suddivisi in 6 capitoli. I 25 Stati si sono impegnarsi a tenere il deficit (entrate meno uscite) in equilibrio o con un dislivello massimo dello 0,5%. Se il deficit dovesse superare il 3% scatterebbero sanzioni automatiche fino all’1 per mille del Pil (per noi significherebbe una multa da 20 miliardi). Il rapporto tra debito e Pil deve restare al 60% e per i Paesi che sforano o hanno sforato (tra i quali l’Italia, che sta oltre il 120) si impone un rientro a colpi del 5% l’anno. Qui Monti dovrebbe ottenere un ammorbidimento, dato che nel computo del debito si terrà conto anche del risparmio delle nostre famiglie e del nostro sistema pensionistico (che l’Europa giudica migliorato in modo decisivo). Infine la questione del fondo Esm, in funzione dal prossimo luglio. I tedeschi non intendono farlo più ricco dei 500 miliardi previsti. Monti insiste per renderlo più cospicuo (750 miliardi), parendogli 500 miliardi, nella situazione presente (Grecia eccetera), ben poca cosa.

• Che aria tirava a Bruxelles nei confronti dell’Italia?

Buona. Il premier lussemburghese Junker ha dett «Mi sembra che l’Italia abbia ritrovato il cammino della ragione». Il presidente della Commissione europea, Barroso, ha citato le misure adottate da Spagna e Italia ammettendo che «che stanno funzionando, lo hanno riconosciuto anche i mercati». Nessuno si è impressionato per la nuova dichiarazione di Moody’s, secondo cui le misure adottate da Monti avranno un forte effetto depressivo, ridurranno il Pil dell’1% e faranno aumentare la disoccupazione dall’8,2 all’8,8%. Avevo letto da altre parti stime ancor più pessimistiche, almeno relativamente al Pil.

Ci sono novità sulla Grecia?

Sull’argomento è stato convocato un vertice per l’8 febbraio. La Merkel voleva commissariare il Paese, ideache ha provocato una vera e propria sollevazione, dato che si tratterebbe di rinunciare del tutto – e non si sa per quanto tempo – alla propria sovranità. Le richieste che fa la troika formata da un rappresentante della Bce, uno del Fmi e un altro dell’Unione europea non sono meno devastanti: riduzione dello stipendio minimo garantito, abolizione della 13esima e della 14esima mensilità, taglio dei sussidi pensionistici, licenziamenti di migliaia di dipendenti del settore pubblico (10mila soltanto entro la fine di marzo). I sindacati hanno risposto che in questo modo si cancellerebbero di colpo cinquant’anni di conquiste. Neanche i leader dei partiti sono dell’idea. Invece dovrebbe essere prossimo un accordo tra lo Stato greco e i creditori privati. Atene ha bisogno di un altro prestito da 120 miliardi, e non ha troppa forte negoziale.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 31 gennaio 2012