La Gazzetta dello Sport, 24 gennaio 2012
Ieri è stata una giornata terribile per il Paese. Mentre nelle città i taxi scioperavano, sulle autostrade i conducenti di Tir aderenti a una sigla minore – Trasporto Unito – paralizzavano il traffico in una decina di regioni mettendosi di traverso di preferenza ai caselli o comunque in ben studiati punti strategici
Ieri è stata una giornata terribile per il Paese. Mentre nelle città i taxi scioperavano, sulle autostrade i conducenti di Tir aderenti a una sigla minore – Trasporto Unito – paralizzavano il traffico in una decina di regioni mettendosi di traverso di preferenza ai caselli o comunque in ben studiati punti strategici. Obiettivo: impedire di viaggiare ai mezzi pesanti che non fossero d’accordo con la protesta. Non si segnalano incidenti, ma ha sofferto anche il traffico automobilistico perché i camionisti hanno fatto passare molto spesso le automobili una per volta.
• In quali regioni è stato attuato il blocco?
Una decina: Puglia, Lazio, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Campania, Calabria, Piemonte, Lombardia, Liguria, mentre la Sicilia ha vissuto un’altra giornata campale. Ho letto su tutte le agenzie la parola “sciopero”. Ma non si tratta in realtà di uno sciopero, dato che i conducenti di Tir sono in genere padroncini. Si tratta più correttamente di una serrata. Infatti il ministro dell’Interno, Anna Maria
Cancellieri, è stata sul punto, a metà pomeriggio, di diramare l’ordine di
precettazione. L’Autorità di garanzia per gli scioperi sta studiando l’eventualità di irrogare sanzioni. Il suo presidente, Roberto Alesse, ha ricordato: «Il codice di autoregolamentazione, nel settore del trasporto merci, prevede che la
proclamazione della protesta non possa svolgersi per blocchi stradali o
iniziative già sancite e sanzionate dal codice della strada». La Prefettura di
Napoli prepara multe da 10 mila euro, con sequestro dei veicoli, per chi
pratica i blocchi. Ma sono parole grosse che lasciano abbastanza scettico me e credo anche lei: in passato, i padroncini dei Tir – così come i tassisti – l’hanno avuta sempre vinta, che avessero o no ragione. Quelli della mia età ricordano bene che la fine di Allende in Cile cominciò proprio con uno sciopero dei camionisti. Nella protesta siciliana, cosiddetta dei Forconi, attuata la settimana scorsa con blocchi analoghi, si sarebbero inseriti elementi mafiosi.
• Questi di Trasporto Unito vorranno pure qualcosa.
Sì, il suo segretario, Maurizio Longo, ha detto in un’intervista che negli ultimi sei anni sono fallite 63 mila imprese del suo settore. Come mai? Perché i costi sono troppo alti e i clienti pagano a 120 giorni un servizio che all’estero viene saldato in anticipo. «Molte aziende sono oberate dai debiti e hanno una forte
esposizione con le banche». La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’impennata delle accise, del prezzo del gasolio, deciso nel decreto di dicembre. «Noi abbiamo avanzato proposte concrete che riguardano i costi di produzione dei servizi, quelli del gasolio, quelli dei pedaggi, delle assicurazioni e di altri costi che stritolano il nostro settore».
• Come mai altre organizzazioni di
autotrasportatori non sono d’accordo?
L’organizzazione
più forte è la Unatras, che rappresenta l’85% del settore e ha 90 mila aderenti
(Trasporto Unito ne dichiara 7.000). Il suo presidente, Francesco Del Boca, ha
detto: «Quelli che protestano sono una minoranza che è però riuscita a bloccare
una decina di zone strategiche. Ho l’impressione che si tratti di squadre
specializzate che si spostano velocemente da un luogo all’altro. Anche noi, in un primo momento, avevamo proclamato uno sciopero, ma poi abbiamo deciso di sospenderlo perché alcune richieste sono state accolte dal governo e siamo ragionevolmente certi che altre saranno accolte al più presto. Il governo ha riconosciuto la necessità di mantenere i fondi per l’autotrasporto, i costi
della sicurezza, la trimestralizzazione sulle accise dei carburanti. Il governo
ha anche promesso di rivedere la normativa sui divieti di circolazione».
• Quanti danni può fare una serrata di questo
genere?
Ieri
si sono formate code di chilometri ai distributori di carburante, perché la
prima cosa che viene a mancare in circostanze simili è proprio la benzina.
Negli stabilimenti di Melfi, Cassano, Pomigliano, Sevel e Mirafiori la Fiat ha
fermato la produzione del primo turno (per ora) dato che non c’è stato
rifornimento di componenti. Gli operai, naturalmente, non saranno pagati. Mario
Guidi, presidente di Confagricoltura, dice che il suo settore sarà colpito
molto duramente dalla protesta. A Napoli ci sono già problemi con la raccolta dei rifiuti (lo ha detto De Magistris). Il direttore generale di Conad, Francesco Pugliese, ha avvertito che gli scaffali nei supermercati cominciano a essere vuoti già oggi. Il senatore Enzo Bianco, del Pd, che fu sindaco di Catania, chiede che in Sicilia sia proclamato lo stato d’emergenza. I traghetti da Carrara e da Olbia sono stati sospesi
• E i taxi?
Gli abitanti delle città, pigliando l’autobus o tirando fuori dal garage l’automobile, hanno fatto buon
viso a cattivo gioco. Dei tassiti ieri non ha parlato nessuno: i conducenti dei
Tir sono capaci di fare molto più male. E promettono di andare avanti con le
proteste fino a venerdì.