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 1991  dicembre 11 Mercoledì calendario

Nasce a Maastricht la nuova Europa

• A Maastricht (Olanda) la Comunità europea vive la più importante svolta nei suoi 34 anni di vita: i dodici Paesi membri (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna) trovano l’accordo per dare vita a una moneta unica europea, l’Ecu, a partire dal 1997 o al più tardi dal 1999 (Ingrid Matthaeus, esperta economica dei socialdemocratici tedeschi, propone al posto del «brutto» Ecu i nomi «euro-franco» o «euro-marco»); in politica estera è stabilito che i 12 decideranno all’unanimità sulle sanzioni comuni, a maggioranza sulle modalità d’azione (esempio: per inviare truppe in Jugoslavia servirà l’unanimità, per stabilire quando, dove e quanti uomini inviare basterà la maggioranza, sette voti); l’Ueo (Unione europea occidentale) diviene il pilastro per la formulazione di una politica comune di difesa, ma resterà complementare alla Nato; i 12 si accordano su una limitata base comune per la politica sociale, le norme sulla tutela del lavoro verranno decise in 11 (fuori la Gran Bretagna); il Parlamento europeo avrà il controllo sugli atti della Commissione e limitati poteri di veto; sono previsti aiuti ai Paesi meno ricchi (Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda) per ambiente e strada. Il presidente francese François Mitterrand parla di risultati che «riflettono le nostre più grandi speranze», il cancelliere tedesco Helmut Kohl parla di «progresso significativo, un decisivo passo avanti», ma il vero vincitore sembra il primo ministro inglese John Major, che a Maastricht centra i suoi tre obiettivi principali: l’eliminazione del riferimento a una «vocazione federale» della nuova Europa (il testo parla di «un’unione sempre più stretta»); lo stralcio della politica sociale (fermi i principi di base, le nuove iniziative rientrano un protocollo a undici); la clausola di esclusione («opting out») destinata a subordinare al parere del parlamento inglese, quando verrà il momento nel 1997 o nel 1999, l’adesione alla moneta unica. La delegazione italiana (presenti il presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il ministro degli Esteri Gianni De Michelis e quello del Tesoro Guido Carli) si rallegra per un’unione monetaria che non penalizza le nostre debolezze economiche, per la politica estera comune (il voto a maggioranza per l’attuazione delle decisioni prese all’unanimità), per i nuovi poteri del Parlamento europeo (il diritto di veto in alcuni settori, il controllo sulla commissione). Immediatamente si avvia il lavoro degli esperti giuridici per fondere i due trattati – quello dell’unione politica e quello dell’unione monetaria – e integrarli nel Trattato di Roma che regge la vita comunitaria.