Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 23 Lunedì calendario

Gingrich vince in South Carolina. E’ lotta aperta con Romney

• Newt Gingrich ha vinto nettamente le primarie repubblicane in South Carolina con il 40% dei voti, contro il 28% di Mitt Romney. Ora il primo ha 23 delegati, il secondo 19. Siamo solo all’inizio dello scontro perché per vincere è necessario aggiudicarsene 1.144. [Rampini, Rep] L’ultima convention sarà a Tampa, ad agosto. [Molinari, Sta]

• Rampini su Rep traccia un ritratto molto critico di Gingrich: «Gingrich è l’uomo delle definizioni-bomba, come “i palestinesi sono un popolo inventato”, un’estremista che alla Casa Bianca farebbe tremare il mondo. Il guitto rancoroso che calca la scena politica dai tempi di Ronald Reagan, che fu a capo dell’establishment repubblicano come presidente della Camera ai tempi di Bill Clinton, che fu cacciato dai suoi colleghi parlamentari dopo un ammutinamento contro la sua leadership disastrosa, che fu multato di 300.000 dollari per violazioni del codice etico, oggi è l’artefice della propria resurrezione come capopopolo anti-establishment. “Hanno paura di me – dice dei notabili del suo partito – perché io cambierò Washington”. (…)  Gingrich è un bersaglio facile: è talmente megalomane da paragonarsi a Winston Curchill e De Gaulle, si vanta di “aver riformato il Welfare State” (in realtà fu un’operazione bipartisan con Clinton), e di “avere creato milioni di posti di lavoro ai tempi di Reagan” (la risposta di Romney: «Questa fa il paio con Al Gore che sosteneva di avere inventato Internet»). Gingrich ha bagagli ingombranti, i suoi armadi traboccano di scheletri. Tuttavia la base repubblicana di oggi è affetta da amnesie collettive, s’innamora di questo tribuno riconvertito al populismo del Tea Party».

• Scrive Molinari sulla Stampa che la campagna elettorale di Gingrich è in condizioni assai peggiori di quella di Romney: non ha soldi per la battaglia di spot tv in Florida, non sarà presente sulle schede in molti Stati perché non ha raccolto abbastanza firme e ha un team di consiglieri tutto da costruire. «Il duello è dunque fra un candidato aggressivo con una macchina elettorale debole e un candidato timido con milioni di dollari in cassa. Per rompere lo stallo, Romney promette di andare subito all’attacco. Lo stratega Stuart Stevens spiega che agli elettori della Florida, dove si vota fra dieci giorni, si chiederà di “scegliere fra un businessman e un lobbista”. E per rispondere alle critiche incalzanti, domani sarà resa pubblica la dichiarazione dei redditi di Romney».