Rassegna, 23 gennaio 2012
Il giallo del computer di Schettino
• Sembra che nell’abbandonare la Concordia il comandante Francesco Schettino abbia portato con sé un computer e l’abbia poi affidato a qualcuno. Altro piccolo mistero il cambio d’abito: tutti sulla nave se lo ricordano in divisa bianca, mentre una volta a terra Schettino aveva un completo scuro. Bonini e Mensurati su Rep ricostruiscono il giallo: La notte del naufragio, una volta a terra, il comandante viene ricoverato nell’hotel Bahamas. Il proprietario, Paolo Fanciulli, lo ricorda vestito con un giubbotto scuro e con in mano una «busta di plastica rossa». Aggiunge: «Mi chiese di potersi cambiare i calzini e, andando in bagno mi disse: “Mi tiene d’occhio il personal computer?”. Poi, fu raggiunto da una donna bionda, con accento nordico, che disse di essere un avvocato. Quando si allontanò con il comandante fu lei a prendere il computer». Un oggetto di cui, già il 14 gennaio, parla anche don Lorenzo, il parroco del Giglio. Intervistato dal Tirreno, sostiene infatti di aver visto il comandante con in mano un «pc palmare» (circostanza che poi non confermerà ai carabinieri). Al Bahamas, c’è però anche una troupe del Tgcom, che, proprio in quell’albergo, intervista Schettino prima del suo arresto. Ebbene, in quei frangenti, anche i cronisti di Mediaset notano il comandante con quella busta rossa. Che del resto, è ritratta, insieme a una seconda sporta bianca, anche in una foto scattata di spalle al comandante mentre lascia l’albergo in compagnia della signora. Chi è dunque questa donna? È una dipendente dell’ufficio legale della Costa, come la società armatrice ha confermato ieri sera a Repubblica. Spedita in quell’albergo per segnalare a Schettino il nome dell’avvocato che la compagnia aveva scelto per assisterlo. E tuttavia - è ancora Costa a spiegarlo, questa volta in una nota - non è lei che avrebbe ricevuto gli effetti personali del comandante. Tantomeno un personal computer o un palmare.
• Dai verbali di interrogatorio degli ufficiali presenti nella plancia della Concordia si è arrivati a tre verità. La prima: la nave partì da Civitavecchia sapendo di dover «inchinare» al Giglio. La seconda: dopo l’impatto con il granito dell’isola, non ci fu nessuna “brillante manovra” per avvicinarsi a terra. La nave, ingovernabile, andò alla deriva spinta dal Grecale e dalla rotazione impressa dalla disperata manovra di emergenza per evitare la collisione. La terza: Schettino fu messo nelle condizioni di comprendere immediatamente la gravità di quanto era accaduto. E ciò nonostante ritardò di oltre un’ora l’ordine di “emergenza generale”, prima e di “evacuazione” poi. [Bonini e Mensurati, Rep]