Rassegna, 23 gennaio 2012
Si apre il tavolo tra governo e parti sociali sul mercato del lavoro
• Questa mattina alle 10 a Palazzo Chigi si apre il tavolo di trattative sul mercato del lavoro, che vedrà confrontarsi quattro ministri (Fornero, Grilli, Passera, Profumo) il premier Monti, quattro rappresentanti dei sindacati confederali (Camusso per la Cgil, Bonanni della Cisl, Angeletti della Uil e Centrella dell’Ugl), e altrettanti delle associazioni imprenditoriali (Marcegaglia per Confindustria, Venturi per Rete Imprese Italia, Mussari per l’Abi e Minucci per l’Ania). Il tema dell’articolo 18 sarà affrontato, da quello che ha annunciato il premier. Il Pdl e Confindustria ne vorrebbero l’abrogazione, il Pd invece vuole che non sia modificato affatto. [Amato, Rep]
• Il tavolo sul mercato del Lavoro si terrà nella Sala Verde di Palazzo Chigi, l’ampio salone dalla tappezzeria e dalle sedie verdi, dove si svolgono le riunioni più affollate. [Martini, Sta]
• Scrive Martini sulla Stampa che sul tema del lavoro dietro le quinte stanno maturando novità. La più interessante la stanno elaborando il ministro Fornero e i suoi tecnici. Riguarda i lunghi contenziosi susseguenti alle cause da licenziamento regolate dall’articolo 18. Si sta studiando la possibilità di formalizzare procedure accorciate che consentano di abbreviare drasticamente i tempi delle cause da lavoro, che attualmente si possono prolungare fino a 5-6 anni. Con costi per le aziende e incertezze per il lavoratore. Si va verso tempi e risarcimenti standardizzati, non è ancora chiaro se affidando il contenzioso a sezioni specializzate della magistratura. Una soluzione che potrebbe andar bene sia alle imprese che ai sindacati.
• Susanna Camusso, segretario della Cgil, parla con Mania (Rep) dell’articolo 18. Ecco il botta e risposta:
Eppure l’articolo 18 si applica solo ai dipendenti delle aziende con più di 15 dipendenti. Per tutti gli altri è previsto un risarcimento monetario, anziché il reintegro nel posto di lavoro, in caso di licenziamento ingiustificato. Perché non si può estendere questo meccanismo a tutti i lavoratori?
«Ormai in Italia si pensa che non si possa licenziare per motivi economici. Invece non è vero. Piuttosto inviterei tutti - anche molti professori che fanno tanti guai - a una lettura collettiva dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una norma che è esplicitamente ed esclusivamente dedicata alla tutela del licenziamento senza giusta causa a carattere discriminatorio. Così chi critica oggi l’articolo 18 dovrebbe avere il coraggio di sostenere che la buona sorte del Paese dipende dalla possibilità o meno di potere licenziare in modo discriminatorio». (…)
Sono passati quarant’anni. Perché non si può cambiare?
«Perché l’articolo 18 ha una funzione deterrente. Continuo a pensare che sia una norma di civiltà, anche se a qualcuno dà fastidio. I destini economici di un’impresa si possono affrontare in tante maniere senza intaccare i diritti di chi lavora. L’articolo 18 dice che non si può usare il potere maggiore che hanno le imprese per discriminare le persone».