La Gazzetta dello Sport, 22 gennaio 2012
Il decreto legge sulle liberalizzazioni si capisce ancora meglio seguendo la mappa delle proteste organizzate dalle varie categorie
Il decreto legge sulle liberalizzazioni si capisce ancora meglio seguendo la mappa delle proteste organizzate dalle varie categorie. I farmacisti scioperano il 1° febbraio e hanno intenzione di tenere chiusi i negozi anche in altre date. La loro organizzazione (Federfarma) sostiene che le misure del governo «provocheranno il deterioramento della qualità del servizio offerto, fino al collasso del sistema». In un altro punto del comunicato annunciano «approfondimenti legali per verificare gli estremi di impugnazione sotto il profilo della legittimità costituzionale». I tassisti sciopereranno, come preannunciato da molti giorni, il prossimo 23 febbraio, benché il governo abbia accolto alcune loro richieste, e specialmente quella relativa al pericolo di un nuovo monopolio, che si determinberebbe se qualcuno si mettesse a fare incetta di licenze. Adesso i tassisti non mandano giù soprattutto l’idea che il loro interlocutore, in futuro, non sia più il sindaco – sempre ricattabile per via del voto – ma l’Autorità dei Trasporti, che viene nominata dall’alto e non ha problemi di consenso (proprio come questo governo). Gli avvocati hanno proclamato sette giorni di sciopero, e cominceranno a disertare i tribunali il 23 e il 24 febbraio. Promettono sit-in davanti al Parlamento eccetera. Mettiamoci anche i benzinai, pronti a uno sciopero di dieci giorni (non consecutivi) e i ferrovieri, indignati per il fatto che le aziende del settore non saranno obbligate ad applicare il contratto nazionale.
• Lei vuole dirci questo: la motivazione di fondo dello
scontento non è troppo diversa da una categoria all’altra. Tutti dicono in
sostanza: stavamo benissimo (più o meno) fino ad ora e tu, governo, sei venuto a romperci le scatole. Noi invece vogliamo continuare come prima.
Più o meno è così.
• Il punto però è: che vantaggio può venire alla
popolazione nel suo insieme da una vittoria del governo in tutte queste
battaglie?
A me i provvedimenti di Monti piacciono, e sento che
se ha scontentato tanta gente tutta insieme deve esserci del buono nelle
decisioni prese. Inoltre, astrattamente parlando, è chiaro che aumentare la
concorrenza e demolire le corporazioni è cosa lodevole. Accadrà però davvero
quello che il governo, con un comunicato ancora di ieri, prevede?
• Che cosa prevede?
Le recenti disposizioni «consentiranno, nel breve periodo, di traghettare l’economia nazionale fuori dalla spirale recessiva e possibilmente, nel medio-lungo periodo, di allinearla ai ritmi di crescita dei partner europei e internazionali. Analisi condotte dall’Ocse evidenziano come
l’adozione di misure di liberalizzazione […] produrrebbero una crescita
significativa della produttività […] quantificabile in oltre 10 punti
percentuali (naturalmente nei settori di riferimento di quei servizi – ndr). Altri studi sulla materia»
fanno prevedere «un aumento del prodotto dell’11%; il consumo privato e
l’occupazione crescerebbero fino all’8%, gli investimenti del 18%, i salari
reali di quasi il 12%, senza effetti negativi sull’occupazione. L’apertura al
mercato, incidendo in modo diretto sulle politiche aziendali delle imprese
(quelle di grandi dimensioni, ma anche quelle piccole), è in grado di
determinare una sensibile riduzione dei prezzi, con vantaggi evidenti per i
consumatori». Potrebbe essere, ma lo sapremo solo fra qualche anno. Oltre tutto alcune misure si completeranno in più anni, per esempio la famosa separazione di Snam da Eni.
• Ho letto che Berlusconi non è d’accordo.
Sì, il Cav ha fatto uscire una dichiarazione molto
dura: «La cura del governo tecnico non ha dato alcun frutto, se dovessi dire,
paradossalmente, ci aspetteremmo di essere richiamati a occupare le posizioni di governo. Questa è la democrazia, noi siamo stati eletti».
• Da questo dovrei dedurre che il Pdl si prepara a
dare battaglia in Parlamento, magari mandando il governo a casa e chiamando il Paese alle urne.
Niente di tutto questo, invece. A domanda, Berlusconi ha risposto: «Se non c’è una alternativa positiva, andiamo avanti in questo modo».
Questa strana posizione del Cavaliere si spiega così: il 70 per cento del
partito vorrebbe votare, perché i sondaggi collocano ormai il Popolo della
Libertà tra il 20 e il 22%, con tendenza al ribasso e l’idea è che, continuando su questa strada, il partito finirà per polverizzarsi. Quindi Berlusconi è obbligato a dire ciclicamente qualcosa di forte per far contenti i suoi, senza però spingersi oltre. L’ex premier ha bisogno che la Borsa risalga e l’economia si riassesti: le sue aziende altrimenti potrebbero pagarla molto cara (è il
cosiddetto conflitto di interessi alla rovescia). Non è detto poi che, prima di
mettersi di traverso, il Pdl non vada in pezzi. Nel centro-destra c’è un nucleo non trascurabile di fautori dell’attuale esecutivo.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 22 gennaio 2012]