Salmaggi e Pallavisini, 3 luglio 1941
Discorso alla radio di Stalin
• Per la prima volta dall’inizio dell’invasione, Stalin parla alla radio al popolo sovietico. Il suo esordio è insolito, ma certo adatto alle circostanze: “Compagni, cittadini, fratelli e sorelle, combattenti del nostro esercito e della nostra marina. Parlo a voi, amici miei!”. Stalin ammette la perdita della Lituania, di gran parte della Lettonia, di parti della Bielorussia e dell’Ucraina occidentale. “Una grave minaccia incombe sulla patria”. Ma i tedeschi, afferma, non sono invincibili. E si richiama all’esempio di Napoleone. Difende poi il patto di non aggressione con la Germania del 1939 (sempre rimproveratogli dai “puri” del Partito), dettato, dice, dalla vocazione pacifista dell’URSS. Sprona poi i russi a resistere a oltranza contro l’invasore, facendo la terra bruciata davanti a lui. Ogni atto di codardia sarà punito: “Tribunali militari devono giudicare immediatamente chiunque, per panico o viltà, intralci la nostra difesa, indipendentemente dalla posizione o dal grado”. Annuncia l’avvenuta costituzione del Comitato nazionale di difesa dello stato (presieduto da Stalin e formato da Molotov, Vorosilov, Malenkov e Beria), incita alla guerra partigiana dietro le linee nemiche, ordina la mobilitazione di tutte le risorse del paese. “Tutte le forze del popolo devono essere impiegate per abbattere il nemico. Avanti verso la vittoria!”. In sostanza, e con molto acume psicologico, Stalin fa appello al patriottismo russo più che agli ideali comunisti. [Salmaggi e Pallavisini]