12 novembre 1861
Non scuole ma fucili
• «Entro l’inverno i Reggimenti del Regio Esercito dovranno istituire «scuole elementari per soldati analfabeti». E’ quanto prescrive una circolare diramata dalle autorità militari. Ma la replica dei comandi sarà desolante: «Non ci sono fondi. Mancano persino tutti i fucili necessari all’addestramento. A fronte di simile emergenza, come è possibile pensare ai libri prima di provvedere alle armi? Nel timore di un possibile attacco austriaco ci è stato chiesto di organizzare entro la prossima primavera un esercito di 320 mila uomini. Per raggiungere quella cifra dobbiamo addestrare ed istruire 150 mila reclute. Non c’è tempo per esercizi di lettura e di scrittura». A chi fa questi discorsi verrà replicato «che troppi soldati delle nuove province italiane non sanno leggere un ordine, né compilare un rapporto o un dispaccio». «E’ vero - ammettono i comandanti dei Reggimenti - gli ex militari dell’esercito borbonico avranno anche bisogno di queste scuole, ma ora preme di più farne buoni soldati, di addestrarli al maneggio delle armi, di assimilarli ai nostri piemontesi, che già sanno quello che devono sapere. Questa ulteriore istruzione non sarà certo indispensabile [...] I libri sono cosa bellissima in tempi ordinari, ma in queste ore eccezionali i fucili sono i migliori maestri». [Maurizio Lupo, Sta. 12/11/2011]