La Gazzetta dello Sport, 19 gennaio 2012
Il comandante Schettino è tornato al suo paese (Meta, provincia di Salerno) dove sono apparsi cartelli in sua difesa e dove gli abitanti hanno rilasciato interviste in cui, pur ammettendo l’errore, si certifica che si tratta di una bravissima persona: ha salvato quattromila vite umane, eccetera
Il comandante Schettino è tornato al suo paese (Meta, provincia di Salerno) dove sono apparsi cartelli in sua difesa e dove gli abitanti hanno rilasciato interviste in cui, pur ammettendo l’errore, si certifica che si tratta di una bravissima persona: ha salvato quattromila vite umane, eccetera. Ieri era in rete l’ordinanza con cui l’arresto in carcere è stato trasformato in detenzione domiciliare (cioè l’imputato se ne sta a casa sua e non può uscire). Abbiamo così appreso che la gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, non crede all’eventualità della fuga e quindi non ritiene che ci sia bisogno di tenere l’imputato in cella. Il ragionamento è: Schettino, durante le ore in cui se ne stava a terra e la nave affondava (e lui dagli scogli del Giglio assisteva allo spettacolo), avrebbe potuto fuggire mille volte e non l’ha fatto. Alla Procura di Grosseto questo approccio al problema pare assai poco convincente e presenteranno ricorso. Ieri non sono stati trovati altri corpi, e dunque le vittime accertate restano per il momento 11. I dispersi dovrebbero essere 26. Sei cadaveri sono stati portati a Orbetello per le autopsie, un altro è stato identificato (Sandor Feher, ungherese e membro dell’equipaggio). Una turista tedesca, già data per dispersa, era già tornata a casa in Germania.
• Il ministro Clini ha parlato alla Camera.
Sì, ha detto che per la messa in sicurezza dei serbatoi
della Costa Concordia occorreranno almeno due settimane. Una valutazione alquanto ottimistica: i tecnici della Smit hanno sempre parlato di «almeno 28 giorni». «La compagnia Costa - ha detto il ministro - ha consegnato martedì il piano di interventi per lo svuotamento dei serbatoi. Si tratta di un piano complesso: bisogna intervenire su oltre 15 cisterne e preriscaldare il carburante, perché si tratta di un materiale molto denso, e la bassa temperatura del mare comporta
il rischio di una progressiva solidificazione». Intanto il governo starebbe studiando una norma sulle rotte a rischio. Un provvedimento la cui forma, però,
«non è ancora definita».
• Cioè proibiranno i cosiddetti inchini, vale a dire l’accostarsi alle case per salutare gli amici.
Sì, qualcosa del genere. Clini ha detto chiaramente che quello che è avvenuto venerdì non può essere imputato solo al comandante o all’equipaggio. «Quello che è avvenuto mette in evidenza che una consuetudine tollerata, ma non sostenibile, ha causato gli effetti che abbiamo tutti sotto gli occhi. Questo dimostra che sono consuetudini non tollerabili, e che serve la promozione di accordi di collaborazione con le imprese che gestiscono queste navi per giungere a un’autoregolazione del traffico in maniera tale che questo
sia sostenibile per l’ambiente». Lei sa già che su questo punto le compagnie
resistono, perché la foto di piazza San Marco dalla nave (per esempio) è stata
finora un must delle crociere.
• E il maltempo in arrivo?
Un guaio. Clini: «Vorrei ricordare che la nave si trova adagiata sul fianco di dritta, poggiata su un fondale roccioso in prossimità di una scarpata che porta a un batimetria di 50 metri, e c’è il rischio che un cambio delle condizioni meteo porti a un inabissamento della Concordia, e forse a un danneggiamento dello scafo». I danni allo scafo sono molto preoccupanti, perché
«a bordo ci sono 2280 metri cubi di combustibile e 42 metri cubi di olio
lubrificante, cioè 2400 tonnellate di materiale, il quantitativo trasportato
come carico da una petroliera di piccole dimensioni». Il rischio principale è che ci possano essere perdite anche solo parziali di un carburante che ha caratteristiche di persistenza e tossicità a lungo termine. «Non si tratterebbe
di una contaminazione, per così dire, estetica - ha proseguito il ministro - A
essere contaminata potrebbe essere non solo la zona del naufragio, ma tutta la
costa tirrenica. Questo dipenderà molto dalle correnti». Quindi non solo
l’Isola del Giglio e la Toscana, ma aree anche molto vaste.
• Ma la nave la lasceranno lì?
Non si sa ancora. Se affondasse, quasi sicuramente sì: l’operazione di svuotamento dei serbatoi sarebbe molto più rischiosa e costosa, ma poi, con la carcassa inabissata, ci sarebbe poco altro da fare. Se non affonda ancora di più, allora bisognerà decidere se farla a pezzi in loco, se portarla a Palermo, dove l’hanno costruita, e demolirla lì oppure (ipotesi assai remota) se tirarla su, ripararla, cambiarle nome e rimetterla in navigazione. Probabilmente non vale la pena, perché oltre ai danni procurati dallo scoglio, ci sono quelli che hanno fatto adesso i sub, con l’esplosivo, per aprirsi altri varchi.
• È vero che potrebbero sollevarla con i palloni?
Lo ha detto l’amministratore delegato della Costa Crociere, Pierluigi Foschi. I palloni, pieni d’aria, verrebbero messi sotto lo
scafo. Un recupero spettacolare, ma ancora allo studio. Tra lo studio e i tempi di messa in opera della soluzione adottata ci vorrà un anno.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 18 gennaio 2012]