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 2012  gennaio 18 Mercoledì calendario

La notizia del giorno dovrebbe essere che sono stati recuperati altri cinque corpi e che quindi le vittime accertate sono a questo punto undici, mentre i dispersi sarebbero 24

La notizia del giorno dovrebbe essere che sono stati recuperati altri cinque corpi e che quindi le vittime accertate sono a questo punto undici, mentre i dispersi sarebbero 24. Diciamo “sarebbero” perché neanche questo numero è sicuro, dato che la lista effettiva dei passeggeri non è in mano alle autorità, ma è rimasta a bordo (così ha spiegato ai cronisti il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli). La notizia del giorno dovrebbe dunque essere questa, senonché ieri sono state messe in rete le tre telefonate intercorse tra il comandante del “Concordia”, Francesco Schettino, e la Capitaneria di porto di Livorno. Da queste telefonate si evince che Schettino è sceso e non ha voglia di tornare a bordo, mentre all’altro capo del filo un comandante molto energico – Gregorio De Falco – gli intima con voce sempre più autoritaria di fare il suo dovere. Il web si è impadronito di queste conversazioni (specialmente la terza) e ha subito eretto a suo eroe De Falco, mentre Schettino, esposto al pubblico ludibrio, è stato fatto a pezzi implacabilmente in un processo troppo sbrigativo e crudele per poter essere preso a norma. Tanta più sensazione (riprovazione) ha provocato tra gli internauti la notizia che il comandante della “Concordia” è stato mandato ai domiciliari, dato che dopo tre ore d’interrogatorio la gip di Grosseto, Valeria Montesarchio, ha ritenuto questa misura cautelare sufficiente, con gran dispetto del procuratore Francesco Verusio.

Cominciamo dai morti.

Una donna e quattro uomini, tutti tra i 50 e i 60. Si trovavano nella parte di poppa sommersa della nave, non lontano dal punto in cui domenica sono stati trovati i cadaveri di Masia e dello spagnolo Guillermo Gual. Avevano addosso i giubbotti salvagente. Li hanno già trasferiti a Porto Santo Stefano. Gli incursori della Marina hanno piazzato cariche di esplosivo in alcuni punti dello scafo. Si spera di ispezionare così parti della nave ancora inesplorate. Lì potrebbero esserci corpi o magari, in qualche punto non invaso dall’acqua, persone ancora vive. Proprio ieri pomeriggio è stato rintracciato un tedesco che pareva disperso. Fino a che la “Concordia” non sarà stata visitata da cima a fondo non si darà corso alle altre operazioni. All’angoscia per le persone che non si trovano si deve aggiungere l’ansia per le 2.400 tonnellate di carburante che potrebbero riversarsi in mare, provocando un disastro ecologico incomparabile. Per svuotare i serbatoi ci vorranno almeno quindici giorni, ma esiste il pericolo che le operazioni siano rese più difficili dal maltempo e che la sbarca scivoli sul fondale che si trova lì dappresso, a 75 metri di profondità. Diventerebbe tutto più difficile.

Veniamo al comandante Schettino.

La sua versione dei fatti, resa nell’interrogatorio di ieri, è questa. Al momento dell’impatto era al suo posto di comando – dice – e dopo non è fuggito, ma è caduto in mare. «Dopo l’urto la “Concordia” ha avuto uno sbandamento di 90 gradi. Non potevo risalire sopra». Il suo avvocato ha detto ai giornalisti: «Provate voi se vi riesce a risalire su una imbarcazione in quelle condizioni. Ci vuole un elicottero, ci vuole». L’avvocato ha aggiunto che Schettino ha immediatamente accettato di sottoporsi agli esami tossicologici (capelli, urine) perché una delle voci che corrono, suffragata anche da almeno una testimonianza di un membro dell’equipaggio, è che quella sera avesse bevuto troppo.

• Ho sentito le telefonate, e quello che si capisce dalle telefonate è tutt’altra cosa.

Lo so. Le telefonate sono terribili. Limitiamoci alla terza (ore 1.46). De Falco: «… lei adesso torna con la sua scialuppa sotto la prua della nave, lato dritto, c’è una bigaccina, lei sale su quella bigaccina (scaletta, ndr.) e torna a bordo della nave…». Schettino: «Allora, comanda’, in questo momento la nave è inclinata». De Falco: «Ho capito. Ascolti: c’è gente che sta scendendo dalla bigaccina di prua. Lei quella bigaccina la percorra in senso inverso, sale sulla nave e mi dice quante persone, cosa hanno a bordo, chiaro? mi dice se ci sono donne, bambini o persone bisognose di assistenza e mi dice il numero di ciascuna di queste categorie, è chiaro? Guardi Schettino che lei si è salvato forse dal mare ma io la porto veramente molto male, le faccio passare dei guai. Vada a bordo». E poi: Schettino: «Sto qua per coordinare i soccorsi». De Falco: «Vada a bordo! E’ un ordine». Schettino: «Comandante ma si rende conto che è buio e che da qua non vediamo niente». De Falco: «Cosa vuole fare, vuole andare a casa? Lei ora torna sulla prua della nave tramite la bigaccina, e mi dice cosa si può fare, quante persone ci sono, e che bisogno hanno. Ora. È un ordine».

• Lo vede? Indifendibile.

È in corso un linciaggio e io non mi chino a raccogliere una pietra per prendervi parte. Sto attentissimo alle ragioni di Schettino. Potrebbe essere davvero caduto in mare. Potrebbe essere vero che, nella condizione in cui si trovava in quel momento, fosse impossibile risalire a bordo. Ci vuole il processo e ci vogliono le prove. Il gip l’ha mandato a casa. Facciamoci venire un dubbio. Ognuno di noi ha diritto a un dubbio.

Lo accusano anche quelli dell’equipaggio.

Lo accusa anche la Costa Crociere. Ma l’equipaggio è stato messo in croce dai passeggeri, che ne hanno denunciato a gran voce l’inefficienza. Spostare l’attenzione su Schettino, trasformare Schettino nel capro espiatorio che ci scarica la coscienza fa molto comodo. Anche alla Costa Crociere, che quegli inchini sotto costa – a quanto si capisce – li pretendeva. Anche alla Capitaneria di porto, che quegli inchini sono costa, vietati dalla legge, li ha sempre lasciati fare.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 18 gennaio 2012]