Rassegna, 16 gennaio 2012
Le accuse al comandante della Concordia
• Il comandante Francesco Schettino, che a mezzanotte era
già sugli scogli dell’isola del Giglio e pretendeva di coordinare da lì i
soccorsi. Il
personale della Guardia Costiera, raccontano fonti della Procura, a mezzanotte
e mezza riconosce il comandante abbarbicato a una roccia praticamente a riva e
lo invita più volte a tornare a bordo, per far fronte alle proprie
responsabilità e agli obblighi di legge che gli impongono di coordinare
l’evacuazione. Niente da fare. Cosa questa che gli costerà l’accusa più
infamante per un comandante: aver abbandonato la nave. [Chiarelli, Sta]
Si era offerta anche di andare a recuperare personalmente la scatola nera,
forse per manometterla, scrive Caccia sul Cds.
• La Procura di Grosseto ha scoperto che l’allarme è stato
lanciato alle 22.42-22.43, mentre l’impatto si è verificato circa un’ora prima.
Il Mayday non sarebbe mai partito, se non quando la Guardia costiera contattò
l’imbarcazione. Prima arrivarono telefonate con richieste d’aiuto dalla nave ai
carabinieri di Grosseto. Dalle 21.40, quattro comunicazioni tra la Guardia
costiera e la Costa Concordia: «Dal Giglio abbiamo segnalazioni su qualcosa di
anomalo a bordo, rispondete per favore». E la risposta dalla plancia di comando
non cambierà mai: «Abbiamo un blackout ma lo stiamo sistemando». Perfino i carabinieri
di Prato ricevono una chiamata dalla moglie di un marittimo pratese che lavora
a bordo della Costa e avvertono anche loro la Guardia costiera. C’è poi la testimonianza
offerta dal tenente colonnello Italo Spalvieri, della Guardia di Finanza: «A una
nostra motovedetta che si trovava in zona per altri motivi, dalla nave quella
notte chiesero di agganciare un cavo per essere trainati. Cioè come chiedere a
una formica di spostare un elefante. Dopo 20 minuti poi diedero l’ordine di
evacuare». [Caccia, Cds]
• I carabinieri di Orbetello sorvegliano a vista la nave.
Spiega il perché Caccia sul Cds: «A bordo della gigantesca nave Costa Concordia
c’erano 4.229 persone, di cui 3.209 passeggeri, 989 italiani, 569 tedeschi, 462
francesi, 177 spagnoli, 129 americani, 46 giapponesi, 25 inglesi e via dicendo.
E sia i turisti che i lavoratori dell’equipaggio in una notte hanno perso
tutto: soldi, gioielli, vestiti, documenti. Un patrimonio enorme, milioni di
euro a disposizione ora chiusi e abbandonati nelle cassette di sicurezza delle
cabine invase dall’acqua. Un tesoro incalcolabile che attirerà senz’altro la
febbre degli sciacalli. Per questo i carabinieri di Orbetello hanno già
costituito una speciale task force per presidiare da terra e sott’acqua il
titanico scafo».[Galluzzo, Cds]