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 2012  gennaio 14 Sabato calendario

I taxisti avevano deciso di scioperare il 23 gennaio, invece sono spariti già l’altra sera e ancora ieri per quasi tutto il giorno a Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e in parecchie altre città

I taxisti avevano deciso di scioperare il 23 gennaio, invece sono spariti già l’altra sera e ancora ieri per quasi tutto il giorno a Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli e in parecchie altre città. È successo che una bozza del cosiddetto “decreto liberalizzazioni” è finita in rete e ai taxisti non è piaciuta. Quindi, blocco immediato di tutto. Un’azione forse decisa troppo in fretta: l’amore degli italiani per questa categoria di lavoratori, mai troppo alto, è sceso in questo modo un altro po’. E i vari capi delle decine di sigle sindacali che li rappresentano si sono trovati delegittimati dai loro stessi affiliati: che credibilità avranno costoro, al tavolo di un’eventuale trattativa, quando non sono stati capaci di tener buoni i loro uomini, che hanno corso il rischio di essere precettati dai prefetti?

• Com’è andata, in definitiva?

Guardi, ieri ero in viaggio e ho vissuto di persona tutta la faccenda. Partenza da piazza Venezia in Roma alle cinque e mezza del mattino: io e un altro viaggiatore vediamo passare delle macchine bianche con la lucetta accesa, facciamo segni, ma quelle non si fermano. A un certo punto, con un’aria furtiva, accosta una 600 multipla bianca, mi tira su e mi porta a Fiumicino. A Caselle, però il parcheggio dei taxi è vuoto. Ci avvertono che sono in assemblea e che la città è priva del servizio. Prendo un autobus, dalla “Stampa”, dove sono atteso per una riunione, mi spediscono una macchin a Porta Nuova, arrivo con un’ora di ritardo e mi faccio riaccompagnare poi da una macchina del giornale direttamente all’aeroporto, benché sia in partenza per le 15.20. Ma meglio passare tre ore e mezza in aeroporto che rischiare di non arrivare mai a Caselle. Nel frattempo, da Roma, mi trovano un taxista che mi verrà a prendere a Fiumicino in incognito, cioè con una macchina non-bianca. Scopro così da questo amico, che chiameremo Mario (nome di fantasia), che esiste già un mercato parallelo di taxi, formato da persone che si rivolgono privatamente ai conducenti e si fanno portare dove serve, a minor prezzo rispetto alle tariffe del tassametro. Per la corsa da Fiumicino a Roma Mario mi chiede 35 euro e mi si promette che, se mi farò ancora vivo, mi porterà all’aeroporto per 30 euro. È la controprova che i 40 euro pretesi per chi dal centro va a Fiumicino sono un furto. E che in generale paghiamo troppo per questo servizio.

Non potrebbe essere che Mario, venendo con la macchina sua, abbia lavorato, per dir così, in nero?

Ma i taxisti evadono alla grande, come ha confessato uno di loro l’altro giorno in un video girato a Bologna e che gira adesso in rete. E come mostrano parecchie indagini: redditi per il fisco di 1.000-1.200 euro, a fronte di incassi mensili per 2000-2500 euro almeno.

Che cos’è che non gli va nella riforma preparata da Monti?

Quella bozza, ammesso che sia autentica (è stata smentita, ma piuttosto debolmente), prevede «l’incremento del numero delle licenze […] accompagnato da adeguate compensazioni da corrispondere una tantum a favore di coloro che sono già titolari di licenza o utilizzando gli introiti derivanti dalla messa all’asta delle nuove licenze, oppure attribuendoli a chi già le detiene, con facoltà di vendita o affitto», «consentire a un medesimo soggetto di avere la titolarità di più licenze», «una maggiore flessibilità negli orari di lavoro», «una maggiore libertà nell’organizzare il servizio così da poter sviluppare servizi integrativi (taxi a uso collettivo ecc.)», «una maggiore libertà nella concessione delle tariffe», cioè, in definitiva, la concorrenza, destinata a premiare chi lavora di più e sa fare i prezzi migliori a parità di servizio. I taxisti su questo hanno l’aria di esser pronti a spaccare tutto, come hanno già fatto altre volte. Solo che stavolta non hanno di fronte politici-politici, ricattabili col voto. Quindi per loro la vedo dura, e del resto, in un’assemblea romana, lo hanno riconosciuto loro stessi. Sembra che il governo abbia fatto uscire una bozza del decreto sulle liberalizzazioni proprio per saggiare la reazione delle categorie interessate. Gli unici che plaudono sono i capi delle Associazioni dei Consumatori (le varie Adiconsum, Adusbef, Codacons ecc.), tutti gli altri – farmacisti, benzinai, petrolieri, le Ferrovie dello Stato a cui sarebbero sottratti i binari, non parliamo degli avvocati – strillano a più non posso. Naturalmente, per parte mia, non vedo l’ora che sia demolito l’inutile Ordine dei Giornalisti, con tutto quel che segue.

Come funziona all’estero?

All’estero, come sa chiunque sia stato a Berlino, Parigi, Londra, Barcellona o Madrid i taxi si trovano ovunque, e in un batter d’occhio, e costano meno che da noi. Se li possono permettere praticamente tutti.

• Come mai?

Da noi il rapporto tra macchine e popolazione è di 2-3 mezzi ogni mille abitanti. A Washington è di 12, a Barcellona è di 10 e così anche nelle altre grandi metropoli del mondo.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 14 gennaio 2012]