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 2012  gennaio 13 Venerdì calendario

La Camera vota no all’arresto di Cosentino. Lega spaccata

• La Camera ha detto no all’arresto di Nicola Cosentino, coordinatore del Pdl campano, con 309 no e 298 sì. Il voto si è svolto con scrutinio segreto, ma sono stati decisivi i voti dei leghisti, a cui Bossi aveva lasciato libertà di coscienza, e dei sei deputati Radicali. Il risultato ha scatenato la caccia ai franchi tiratori. Scrive la Guerzoni (Cds) che sui 56 leghisti più della metà avrebbe votato no, abbandonando la linea di Maroni (che ha reso evidente il suo sì infilando nella pulsantiera l’indice e il medio della mano destra. Alle ipotesi che anche tra quelli dell’Udc qualcuno abbia votato contro, Pierferdinando Casini ha risposto così: «I numeri sono chiari. Per il Pd 198 deputati, per l’Udc 36, 22 di Fli, 21 dell’Idv e 7 dell’Api. La somma fa 284». E poiché i sì all’arresto sono stati 298, quel che Casini vuol dire è che «14 deputati si sono uniti» contro Cosentino. Il teorema sulla carta funziona, ma nel voto segreto la matematica è un’opinione.  

• La Arachi (Cds) racconta così la giornata di Cosentino: «Ieri mattina Cosentino si è svegliato nella sua casa di Caserta ed è andato a correre. Ha fatto colazione. Ha telefonato a un programma tv. Ha baciato la moglie ed è uscito di casa con indosso soltanto il suo cappotto grigio ferro. Così è salito sul treno. Così è sceso alla Stazione Termini alle undici e quindici. Un turista per caso. Quando è entrato dentro Montecitorio aveva la maschera dei giorni consueti, ma non i gesti. Il suo cappotto grigio, ad esempio: ieri lo ha abbandonato di corsa sopra uno dei divani del Transatlantico. Aveva fretta di rifugiarsi in aula. Dopo il verdetto Gennaro Coronella, Giuseppe Esposito e Cosimo Izzo lo hanno portato in trionfo nel corridoio a ridosso dell’aula. I tre senatori campani sono venuti apposta da Palazzo Madama e lo hanno tirato per aria, neanche fossero ad un parco giochi. I parlamentari campani si sono stretti attorno Cosentino. Anche degli altri partiti, come Salvatore Margiotta e Tonino Cuomo, del Pd. Nel pieno della festa alla Camera è arrivata la telefonata di Bruno Vespa: Cosentino sarà ospite d’onore (e fuori programma) nella serata di Porta a Porta. Decine e decine di telecamere e di taccuini lo stanno aspettando per strappargli una dichiarazione. Una gioia inattesa. Cosentino comincia: “Sono vittima di accuse infamanti. Mi hanno disegnato come un piccolo mostro. Ma la camorra non va a braccetto con uno sfigato come me”. Andrà avanti per tutta la giornata a sciorinare frasi assolutorie, dopo essere andato da Berlusconi: “Rassegno le dimissioni da coordinatore regionale del Pdl, in maniera irrevocabile”, ha detto. E poi ha aggiunto: ”Se mai dovessi essere condannato, anche solo in primo grado di giudizio, sparirei dalla politica”».  

• Berlusconi è apparso molto soddisfatto del no all’arresto a Cosentino: «Ero convinto che questa sarebbe stata la decisione del Parlamento che non poteva rinunciare alla tutela di se stesso. È una decisione giusta, in linea con la Costituzione». E’ stato il Cavaliere a convincere Bossi a cambiare posizione, anche se in pubblico dichiara: «Non è che io ho convinto Bossi, è che le cose erano di per sé convincenti perché il fumus persecutionis era chiaro». [Di Caro, Cds]  

• Secondo un sondaggio citato da Berlusconi ieri, gli indecisi in caso di elezioni sono il 42%. [Di Caro, Cds]  

• Chi è uscito sconfitto dal voto di ieri alla Camera è Maroni. Scrive Cazzullo sul Cds: «Maroni va via a capo chino. Ha votato sì in modo palese, ha perso. In mattinata Bossi l’ha aggredito e preso a male parole. Gli rimprovera di aver tramato contro il governo Berlusconi, sollevato ad arte la questione del tesoro della Lega finito in Tanzania, condannato Cosentino anzitempo per spezzare definitivamente l’alleanza con Berlusconi. Ora è chiaro che l’asse del Nord rimane integro. E che, fino a quando Bossi avrà un filo di fiato, resterà il capo della Lega: i deputati, compresi molti “maroniti”, non se la sentono di votargli contro; adesso si riapre lo scontro, per la guida del gruppo alla Camera e per la successione, che la famiglia Bossi vorrebbe riservare a Renzo. Maroni insiste: “Secondo me, dei nostri hanno votato per Cosentino appena in quindici”. E gli altri voti? “Udc e Pd”. Lei cosa farà? “Sono sicuro solo di quello che non farò. Non uscirò mai dalla Lega, non farò un altro partito. Ripeto ciò che dissi il 3 novembre 1994, a Genova anche allora sotto l’alluvione, prima di lasciare anche allora il Viminale: Sono nato con la Lega, morirò con la Lega”».  

• Alla manifestazione del 22 gennaio indetta dalla Lega in piazza del Duomo a Milano contro il «governo Ladro» Maroni non sarà invitato sul palco. Per Cremonesi (Cds) si rischia la rissa tra i bossiani e i maroniani: «Le Leghe ormai sono due. Quella che fa capo a Umberto Bossi e quella che risponde all’ex ministro dell’Interno. Quella più sensibile all’alleanza storica con Silvio Berlusconi e quella che vorrebbe mani libere per ridare lustro a quella fisionomia di sindacato di territorio che molti ormai ritengono appannata».  

• Su Radio Padania e sul web è tutto un coro di leghisti scontenti e imbufaliti per la scelta di Bossi di non votare per l’arresto di Cosentino. [M. Cre., Cds]  

• «Lo sa che il 42% della popolazione carceraria è in attesa di processo? E che il 50% di quelli che sono in custodia cautelare sono poi assolti? Quindi sono ingiustamente detenuti in condizioni inumane, e noi su questo dobbiamo lavorare. (…) Bisogna lavorare per far sì che per tutti il carcere preventivo diventi un’ipotesi residuale ed eventuale. Perché tutti possano andare a processo a piede libero» (il parlamentare del Pdl Alfonso Papa, che ha passato 100 giorni a Poggioreale dopo che la Camera, il 20 luglio scorso, diede il via libera al suo arresto). [F. Sch., Sta]