La Gazzetta dello Sport, 12 gennaio 2012
Sembra strano, ma c’è qualche buona notizia. Una è questa: nei primi nove mesi del 2011 (gennaio-settembre, epoca di Berlusconi e soprattutto di Tremonti) il rapporto deficit/pil è stato pari al 4,3%, 0,3 punti percentuali in meno del 2010, il miglior risultato dal 2008
Sembra strano, ma c’è qualche buona notizia. Una è questa: nei primi nove mesi del 2011 (gennaio-settembre, epoca di Berlusconi e soprattutto di Tremonti) il rapporto deficit/pil è stato pari al 4,3%, 0,3 punti percentuali in meno del 2010, il miglior risultato dal 2008. Particolarmente significativo il terzo trimeste, con un rapporto di 2,7, addirittura inferiore a quello preteso dai parametri di Maastricht. Un’altra buona notizia (fermo restando che lo spread è ancora a 517 e piazza Affari ha vissuto una giornata piatta) è che Monti in Europa sta vincendo la sua partita. L’incontro di ieri con la Merkel è andato molto bene, la Kanzlerin si è dichiarata più disponibile che in passato, disponibile soprattutto a mettere soldi nel famoso fondo. Ci sono stati riconoscimenti assai lusinghieri alla velocità con cui il governo ha varato il nuovo sistema pensionistico e si accinge a riformare il mercato del lavoro e a procedere sulla strada delle liberalizzazioni.
• Ma Monti parla tedesco?
Il nostro premier parla tedesco con i tedeschi, francese con i francesi e inglese con gli anglosassoni. Prima di incontrare la Merkel ha fatto uscire su “Die Welt” una sua intervista di quindici cartelle. Molte risposte sono identiche a quelle che ha dato nella conferenza stampa di
fine anno e nelle due interviste a Vespa e a Fazio. Ma c’è anche qualche
novità, piuttosto significativa, dato che il presidente del Consiglio si
rivolgeva stavolta direttamente al pubblico di quel Paese.
• Per esempio?
Sono stato colpito dalla franchezza con cui Monti ha
ricordato ai tedeschi, tanto rigorosi oggi, che nel 2003, con la Francia, essi
hanno preteso di violare le regole della Comunità. «Qual è stato il peggior
errore nella Ue degli ultimi dieci anni? Era il 2003 quando Germania e Francia non rispettarono i criteri di Maastricht: è stato un errore enorme! Quindi, i due paesi non dovrebbero scandalizzarsi più di tanto». E poco dopo: «Di fondamentale importanza per l’Europa è l’assoluto rispetto delle regole. E ciò vale in particolare proprio per i Paesi più forti. Se i Paesi più forti violano
le regole – come ha fatto la Germania nel 2003 – poi non ci si può aspettare
che gli altri le rispettino. I Paesi più forti hanno una grande responsabilità. In Europa non l’hanno sempre rispettata fino ad ora. E questo lo rivendicheremo».
• La Merkel ha reagito in qualche modo? E come?
Nel resto dell’intervista Monti ha spiegato i
sacrifici dell’Italia e illustrato la velocità con cui s’è proceduto nelle
riforme. È necessario che adesso l’Europa faccia la sua parte – ha aggiunto –
aiutandoci a far scendere i tassi d’interesse sul nostro debito. La strada
principale per far questo è mettere soldi nel famoso fondo salva stati. E la
Merkel, nella conferenza stampa successiva all’incontro, per la prima volta ha ammesso che questi sforzi saranno fatti, cioè che la Germania è a un tratto disponibile a mettere mano al portafoglio. Senta le sue parole: «La Germania è disponibile, se lo faranno anche gli altri Paesi, ad aumentare le risorse a disposizione del fondo salva Stati e vuole concludere rapidamente i negoziati per il fondo permanente. Se fosse necessaria una solidarietà dovremo essere pronti ad agire rapidamente, fermo restando che ognuno deve fare la sua parte».
Ha poi aggiunto: «L’Italia ha fatto molto sul fronte delle riforme. Le misure adottate sono molto importanti. E a questo punto ognuno dei principali Paesi dell’Eurozona dovrà fare la sua parte per la stabilizzazione della moneta unica. Abbiamo concordato che Italia, Francia e Germania si trovino il 20 gennaio a Roma per continuare la collaborazione già avviata. Serve più Europa e non meno Europa in futuro e in questo senso Germania e Italia sono in primo piano».
• A parte queste belle parole, sul piano
concreto?
Il risultato più importante è che il rientro dal
debito a colpi dal 5% partirà solo nel 2014, come voleva Monti e come aveva
voluto anche Tremonti. È certo che all’Italia verranno riconosciute correzioni sul calcolo del debito: si terrà conto del grande risparmio delle famiglie e della riforma delle pensioni appena varata che migliora notevolmente i conti del Paese. Si tratterà comunque di sacrifici forti, almeno 20 miliardi di euro l’anno e mantenendo naturalmente il bilancio in pareggio (anche se c’è qualche concessione al deficit in caso di recessione).
• Ma questo Fondo dotato di più soldi potrà poi intervenire sui mercati per sostenere l’euro e il debito dei Paesi membri?
Dovrebbe avere la struttura di un Fondo Monetario, e
dunque essere dotato di capacità d’intervento. Ma sono le cose di cui appunto si discuterà in questi vertici che si susseguiranno a ripetizione nei prossimi giorni.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 12 gennaio 2012]