Rassegna, 11 gennaio 2012
Fitch minaccia di declassare il debito italiano
• Da Fitch hanno fatto sapere che c’è una «significativa
possibilità» che il debito dell’Italia venga declassato nel giro di qualche
settimana. Al momento il voto è A+. Altri Paesi sotto osservazione: Belgio, Spagna, Slovenia, Irlanda e Cipro.
A fine gennaio dovrebbe arrivare anche l’esito delle valutazioni di Standard&Poor’s,
che a dicembre ha comunicato di aver acceso il suo faro su 15 Paesi dell’Eurozona. [Tamburello, Cds]
• La Borsa di Milano ieri ha chiuso bene a +3,08%. In
ripresa il titolo Unicredit (+6,6%). Bene
anche Intesa Sanpaolo in rialzo del 6,63% mentre Mps avanza solo dello 0,25%
grazie a un recupero finale. Lo spread rimane alto, a 523 punti. [Tamburello,
Cds]
#L’Europa
apre all’Italia sull’abbattimento del debito
• Secondo
indiscrezioni riportate dalla sede di Milano dell’agenzia Reuters, il governo italiano
avrebbe ottenuto un percorso di abbattimento del debito più morbido nel negoziato
sui vincoli di bilancio europei. Nel calcolo dell’esposizione si dovranno
tenere in considerazione anche «altri fattori rilevanti», come l’ammontare del
debito privato e la sostenibilità del sistema pensionistico. Due voci con segno
positivo per l’Italia. Spiega Sarcina sul Cds: «L’esecutivo guidato da Mario
Monti si sta concentrando soprattutto sull’articolo 4 che prevede una regola
durissima per gli Stati più indebitati (Grecia, Italia, Irlanda, Belgio,
Portogallo). Chi ha accumulato un debito superiore al 60% del Pil (Prodotto interno
lordo) deve impegnarsi a ridurre l’extrastock di un ventesimo ogni anno.
Sinceramente, sia detto per inciso, non si capisce come la Grecia possa reggere
un ulteriore carico del genere, ma anche per l’Italia la traduzione della norma
secca in cifre sarebbe devastante: una manovra da 40-45 miliardi ogni anno. Se
ne discute da un mese, da quando si è formato il “tavolo dei 101 negoziatori” a
Bruxelles, incaricato di trasformare in un testo giuridico vincolante l’accordo
sull’Unione economica rafforzata, firmato dai 26 capi di Stato e di governo
(tutti tranne il premier britannico David Cameron) il 9 dicembre scorso».