Rassegna, 11 gennaio 2012
Si dimette il sottosegretario Malinconico
• Dopo essere andato a colloquio con Mario Monti, alle 11 di
mattina, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Malinconico si
è dimesso dal suo incarico. Tutta colpa dello scandalo che riguarda alcuni suoi
soggiorni tra il 2007 e il 2008 all’hotel Pellicano di Porto Ercole, pagati dal
costruttore Francesco De Vito Piscicelli per conto di Angelo Balducci, poi
coinvolto nello scandalo della cricca del G8. Scrive Bei (Rep) che il premier
Monti avrebbe invitato Malinconico a farsi da parte perché «non possiamo
permetterci alcuna ombra. Per il lavoro difficile che dobbiamo fare ci serve la
massima trasparenza». In serata poi è arrivato anche un comunicato in cui lo
stesso Malinconico riafferma la «correttezza della propria condotta»,
specificando che la sua è stata «una decisione sofferta, che ho assunto
nell’esclusivo interesse del Paese». Ora la delega all’editoria sarà assunta
probabilmente da Monti ad interim o andrà a Paolo Peluffo, sottosegretario alla
Comunicazione.
• Dopo l’addio, a
Malinconico giungono molti riconoscimenti. Il ministro Piero Gnudi si dice
«dispiaciuto». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani apprezza il «gesto
responsabile da parte di chi ha deciso di far prevalere il pubblico interesse».
Per il Pdl Gianni Alemanno le dimissioni sono «un segno di stile». Per Franco
Siddi, segretario Fnsi, confermano «la sua sensibilità istituzionale e umana»
mentre il sindacato dei giornalisti chiede che ora il governo «nomini una
personalità competente». Apprezza anche Di Pietro che considera le dimissioni
«un atto dovuto che rischiava di arrivare in ritardo». [V. Pic., Cds]
• Alla Milella (Rep) che cercava di interrogarlo,
Malinconico ha detto solo che si tratta di «una vicenda assurda, che non
esiste, che ha il solo obiettivo di colpire il governo. (…) Lei parla di una
vicenda giudiziaria? Sarà “giudiziaria” per gli altri, non certo per me. Io non
l’ho mai considerata tale perché a mio carico non c’è assolutamente nulla.
Ricordo a lei e a tutti che io non sono mai stato indagato e non sono indagato
neanche adesso».
• A Montecitorio ieri molti politici non nascondevano la
soddisfazione per le dimissioni di Malinconico, scommettendo su chi sarà il
prossimo nell’esecutivo a lasciare. «Filippo Patroni Griffi mi sembra in pole
position». [Bei, Rep]
• Il caso del ministro della Funzione pubblica Filippo
Patroni Griffi, che nel 2008 comprò dall’Inps una casa di 109 metri quadrati al
Colosseo per 177mila euro (prezzo di mercato circa 800mila). Per averla
affrontò una causa amministrativa, dove a difendere i suoi interessi era
proprio Carlo Malinconico. L’appartamento, categoria A4, risulta casa popolare.
[Cuzzocrea, Rep].
• Cuzzocrea su Rep ricorda tutti gli altri casi spinosi per componenti del governo: «Filippo Milone, un passato di condanne per
Tangentopoli, un presente nelle intercettazioni di Finmeccanica. Pasquale de
Lise, chiamato dal governo a dirigere la nuova Agenzia per strade e autostrade,
amico di Angelo Balducci e vicino alla cricca delle Grandi Opere. Il
viceministro del Lavoro Michel Martone, figlio del magistrato Antonio che è
indagato nell’inchiesta sulla P3. E ancora, per una questione di conflitto di
interessi, Corrado Passera, Mario Ciaccia, Guido Improta. Il ministro, il suo
vice e il sottosegretario hanno in mano la costosissima gestione delle
infrastrutture e dei trasporti del Paese, settore nel quale hanno lavorato fino
al momento della loro nomina. Dall’altra parte, da quella delle imprese».