Rassegna, 10 gennaio 2012
Due fermi per il delitto di Torpignattara
• La
procura di Roma ieri ha emesso un decreto di fermo nei confronti dei due
assassini marocchini di Torpignattara. Il provvedimento sarà esteso all’Interpol,
nel caso i due fossero riusciti a espatriare. Sempre ieri il presidente
Napolitano è andato a trovare all’ospedale San Giovanni Liyan Zheng, la madre della
piccola Joy e vedova di Zhou, uccisi nella rapina di mercoledì scorso. Giovedì
a Roma sarà lutto cittadino, mentre oggi a Torpignattara ci sarà una fiaccolata
a sostegno della comunità cinese. [Frignani, Cds]
•
Ruotolo sulla Stampa fa il punto sulle indagini: «Sono da poco passate le 21
del 4 gennaio. La colluttazione, le grida, lo sparo. I testimoni danno l’allarme.
Quella sera decine di volanti e gazzelle setacciano Torpignattara, il Pigneto,
il Prenestino, mettendo l’intera area sottosopra, alla ricerca degli assassini
e dell’arma del duplice omicidio. Si guarda nei cassonetti, nei tombini,
ovunque. Giovedì pomeriggio la svolta con la borsa e i soldi trovati nel
casolare diroccato di via Ettore Fieramosca. Una borsa con sedicimila euro e un
cellulare la cui batteria è esaurita. È il cellulare di Lian, della madre della
piccola Joy, che i rapinatori travasano dalla borsa della donna che hanno
abbandonato su un prato, a una trentina di metri dallo scooter e dai caschi.
Macchie di sangue confermano che nella colluttazione uno dei due marocchini si è
ferito. La seconda borsa, con i documenti della piccola Joy, viene
successivamente trovata sul prato poco distante dal motorino. I testimoni
avevano parlato di uno scooter nero, che viene poi ritrovato in via Prenestina,
insieme a una felpa e ai due caschi. Poco distante una telecamera di una banca.
Nelle immagini si vedono i due marocchini che abbandonano i caschi e il
motorino. Secondo gli investigatori, i due lasciano la zona con la borsa con i
soldi, che poi lanciano al di là del muretto di via Fieramosca, convinti di
dover tornare a riprenderla. Impronte digitali e prove biologiche, profili di
Dna portano ai due marocchini, ambedue schedati, uno dei due con precedenti per
ricettazione e rapina».