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 2012  gennaio 08 Domenica calendario

Conviene seguire le mosse e i discorsi di Mario Monti, anche quando sembrano di routine. Il presidente del Consiglio, dalla conferenza stampa di fine anno fino a ieri, sta facendo uno sforzo notevole per far capire ad amici e avversari il senso profondo della sua strategia

Conviene seguire le mosse e i discorsi di Mario Monti, anche quando sembrano di routine. Il presidente del Consiglio, dalla conferenza stampa di fine anno fino a ieri, sta facendo uno sforzo notevole per far capire ad amici e avversari il senso profondo della sua strategia. Ieri, per esempio, è andato a Reggio Emilia per celebrare i 215 anni del Tricolore e ha parlato della storia di Cortina, gli evasori eccetera. Ecco le sue parole: «So benissimo che è necessario evitare una pressione fiscale eccessiva e gli accertamenti devono essere rispettosi dei diritti individuali. Su questo come ministro dell’Economia vigilo e vigilerò. Ma alla Guardia di Finanza, all’Agenzia delle Entrate e a chi con impegno e dedizione provvedono a che l’evasione fiscale finalmente si riduca, voglio dire il mio grazie e assicurare il mio appoggio. L’espressione “mettere le mani in tasca agli italiani” è incompleta, perché c’è chi, come gli evasori, mette le mani nelle tasche di altri italiani, i contribuenti onesti. È inammissibile che i lavoratori compiano sacrifici mentre c’è una porzione importante di ricchezza che sfugge alla tassazione, accrescendo così la pressione tributaria su chi non può sottrarsi al fisco».

Trattandosi del ministro dell’Economia, incidentalmente anche presidente del Consiglio, direi che si tratta di un discorso ovvio.

Sì, ma è importante che l’abbia fatto. In passato non abbiamo avuto troppi blitz a Cortina e non abbiamo neanche sentito discorsi così netti contro l’evasione. Casomai è stato fatto il ragionamento inverso: la pressione fiscale è talmente alta che l’evasore in fondo va capito. Ora in questo caso la questione è la seguente: bisogna prima stanare gli evasori e quindi, forti del maggior gettito ottenuto in questo modo, abbassare la pressione fiscale o viceversa? Monti dice che l’evasione va combattuta in ogni caso e prima di tutto. Alla «pressione fiscale eccessiva» si porrà rimedio dopo. Del resto, il governo ha ottenuto con quell’operazione e con questi intendimenti tanto francamente dichiarati una buona dose di simpatia, recuperando forse addirittura i mugugni provocati dalla manovra. Nel discorso di ieri il premier ha annunciato anche una forte iniziativa contro la corruzione «che frena gli investimenti. Il governo opererà con provvedimenti legislativi e amministrativi».

• E sulle liberalizzazioni?

Il premier ha parlato anche di queste, annunciando liberalizzazioni equilibrate e pragmatiche «ma non timide». «Nella fase 2 ci sarà ampio spazio per questo capitol ogni settore dà un contributo, ma è più equo se avviene in regime di libera concorrenza». L’obiettivo del governo è quello di «far saltare i colli di bottiglia».

Ma, mettiamo: con questa storia dei negozi aperti giorno e notte quanto fatturato in più si potrà realizzare?

Ieri, proprio sulla questione dei negozi, ci sono stati forti attacchi di Confcommercio e di Confesercenti (il vicepresidente Mauro Bussoni ha detto che in questo modo chiuderanno nei prossimi tre anni 80 mila esercizi commerciali, con una perdita di 240 mila posti di lavoro»). I taxisti si preparano a dar battaglia nelle tre città al centro dei ragionamenti governativi, cioè Roma Milano e Firenze. Non parliamo degli avvocati o dei farmacisti. Se il governo proibirà le tariffe minime, qualunque giovane avvocato intraprendente potrà offrire i suoi servizi a un prezzo più basso degli altri e cominciare a farsi strada con le sue forze. Le grida dei farmacisti riguardano un fatturato di tre miliardi da spalmare anche sulle parafarmacie o sui supermarket. Eccetera. È vero, forse si tratta di provvedimenti dall’impatto finale tutto sommato modesto o che dispiegheranno pienamente i loro effetti solo in molti anni. Pure nella tenacia con cui Monti e Passera dichiarano di voler condurre questa battaglia, identica alla rigidità con cui vengono accolte le danze di guerra sindacali, io vedo un intendimento più ampio, più generale.

Cioè?

L’attacco generalizzato alle lobbies nelle loro manifestazioni più appariscenti, cioè a strutture che stanno lì solo per difendere l’interesse particolare dei loro associati. L’Italia è costruita tutta su un sistema tribale di questo tipo e se lo si vuole abbattere e liberare forze produttive bloccate dagli interessi costituiti bisogna cominciare a far arretrare i più forti: le organizzazioni dei notai, dei farmacisti, degli avvocati, dei commercianti, dei conduttori di taxi, dei giornalisti. E i sindacati, naturalmente. Cgil Cisl Uil e quant’altro.

• I sindacati sono una lobby?

Certo. Lo ha ammesso persino “Repubblica”.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 8 gennaio 2012]