Rassegna, 2 gennaio 2012
L’addio a don Verzé, fondatore del San Raffaele
• Oggi si terranno i funerali di Don Luigi Verzé, il
fondatore del San Raffaele, morto a 91 anni il 31 dicembre per una crisi
cardiaca. Dall 9.30 alle 11.30 il feretro sarà ospitato al Ciborio sotto la
cupola con l’angelo del San Raffaele. Alle 14.30 le esequie nel suo paese
natale, Illasi, in provincia di Verona. Cerimonia officiata da monsignor
Giuseppe Zenti, vescovo di Verona. La salma sarà tumulata nella tomba di
famiglia a Illasi.
• Scrivono Gerevini e Ravizza (Cds) che la morte di Don Verzé «s’intreccia fino all’ultimo con le indagini della Procura di Milano per bancarotta fraudolenta e per associazione a delinquere (reato per il quale, però, il sacerdote non risulta indagato). Proprio la delicatezza della situazione ha portato la Guardia di finanza ad acquisire la cartella clinica. Sono stati fotocopiati - su indicazione del pubblico ministero di turno Luigi Luzi - tutti i dati. “È una prassi consolidata - spiega il portavoce dell’ospedale, Paolo Klun, per sgomberare il campo da illazioni, considerate assurde, su una morte non naturale -. Succede sempre per persone coinvolte in vicende finanziarie”. Non è stata disposta alcuna autopsia. Ma al centro dell’esame della Procura è finito anche il testamento. Il documento del prete manager è stato sequestrato durante la raffica di perquisizioni seguite all’arresto del faccendiere Pierangelo Daccò, notoriamente in rapporti d’affari con il San Raffaele e indicato come uno dei canali di distribuzione dei fondi neri. Le carte con le ultime volontà sono tornate in possesso di don Verzé e dei suoi legali solo nei giorni scorsi, con ogni probabilità tra il 28 e il 29 dicembre». Non si sa a chi il prete abbia lasciato i propri beni materiali.
• Don Verzé, che si vantava di essere nullatenente e di non percepire la pensione sociale. [Gerevini e Ravizza, Cds]
• Don Verzé è morto il giorni in cui il San Raffaele andava all’asta. Alla gara per acquistarlo, per il momento, si è presentato l’imprenditore Giuseppe Rotelli, del gruppo ospedaliero San Donato, con 305 milioni contro i 250 milioni di Ior e Vittorio Malacalza. Ma è interessato anche l’industriale Gianfelice Rocca (gruppo Humanitas). Fino al 5 gennaio chiunque può rilanciare. Entro il 10 gennaio, invece, Ior e Malacalza, che hanno presa in consegna la Fondazione da fine giugno 2011, decideranno se tenersi il San Raffaele pareggiando l’offerta più alta. [Gerevini e Ravizza, Cds] Spiega Poletti sulla Sta che la busta di Rotelli «arrivata nello studio del notaio milanese Enrico Chiodi ci sono le 47 pagine stilate dal gruppo San Donato con quell’offerta superiore di 55 milioni di euro a quanto avrebbe stanziato la Santa Sede e la famiglia Malacalza, già arrivate in soccorso dell’ospedale. A rendere più appetibile l’offerta di Giuseppe Rotelli c’è poi la proposta, messa nero su bianco, di accollarsi altri 500 milioni di passività oltre al buco di 1 miliardo e mezzo di euro».