Rassegna, 2 gennaio 2012
La crisi delle aziende mette a rischio 30 mila posti
• Domani si apre un tavolo al ministero dello sviluppo
economico per parlare della situazione di 230 aziende in crisi, 230 mila
lavoratori coinvolti, tra cui 30 mila rischiano di perdere il posto di lavoro
nel giro di pochi giorni. Scive la De Bac (Cds): «I problemi più urgenti
riguardano Irisbus, lo stabilimento irpino che produce autobus, gruppo Fiat,
700 operai più i 300 dell’indotto. Ma navigano in acque molto burrascose anche
Omsa e Agile-Eutelia. Nella fabbrica aretina 1.350 persone sono in attesa di
conoscere il loro destino occupazionale. Tra le aziende sedute ai tavoli ci
sono poi Fincantieri, Termini Imerese (dove da ieri sono state tolte le insegne
della Fiat, sostituite con quelle della Dr Motor, i nuovi proprietari) risolta
recentemente, e ancora la Lucchini di Piombino, ex colosso siderurgico, tremila
metalmeccanici. I settori più colpiti sono trasporti, tessile,
telecomunicazioni, automobilistico. Ecco la Airola di Benevento, Alcatel,
Nokia-Siemens, Italtel, il polo chimico di Terni».
• I principali motivi della crisi delle aziende italiane: difficoltà di accesso al credito, ritardo dei pagamenti da parte delle fabbriche collegate e delle pubblica amministrazione, mancanza di prospettive internazionali. [De Bac, Cds]
• Le aziende che operano solo in Italia hanno pagamenti da parte dei clienti che ormai superano i 120-180 giorni, poi per la pubblica amministrazione superano i 200 giorni e se si ha come cliente un’azienda tedesca si viene pagati in 30 giorni. [Riccio, Sta]