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 2011  dicembre 30 Venerdì calendario

Ieri il presidente del Consiglio Mario Monti ha tenuto una conferenza stampa di due ore e mezzo – la tradizionale conferenza stampa di fine anno -, rispondendo a 31 domande di 23 giornalisti, secondo la contabilità tenuta dal presidente dell’Ordine Enzo Iacopino, nelle vesti di anfitrione

Ieri il presidente del Consiglio Mario Monti ha tenuto una conferenza stampa di due ore e mezzo – la tradizionale conferenza stampa di fine anno -, rispondendo a 31 domande di 23 giornalisti, secondo la contabilità tenuta dal presidente dell’Ordine Enzo Iacopino, nelle vesti di anfitrione. Il bello è che, a rigore, il premier non ha dato notizie, chiarendo subito che non c’erano provvedimenti da annunciare, ma solo linee guida generali da illustrare. Insomma, soprattutto una filosofia di governo, chiamata in questo caso «le logiche». Filosofia i cui princìpi avevamo peraltro già sentito pronunciare e che ieri Monti ha ribadito col suo spirito sottile. «Lavorare per tutti dispiacendo un po’ a ciascuno», «Alleviare l’onere fiscale su chi produce, spostandolo su chi detiene attività finanziarie», «Rendere più omogenea la preoccupazione effettiva, cioè (nessuno in sala aveva l’aria di aver capito) evitare che alcuni non siano preoccupati per niente e altri ipergravati dall’ansia». Quest’ultima frase è stata detta in riferimento alla riforma del catasto, a cui abbiamo accennato ieri, il cui fine, per dir così “filosofico”, è di avvicinare il fisco alla realtà, in modo che diminuiscano gli abusi.

  • Io dividerei la lunga, interessante conferenza in capitoli. Diciamo: difesa della vecchia manovra, descrizione della cosiddetta fase 2, lo spread, Europa e tedeschi, questioni politiche. Cominciamo dalla vecchia manovra.
Mah, su questo non c’è poi molto da dire. Monti ha ribadito, sia nell’introduzione che nelle risposte a qualche domanda, che eravamo sull’orlo di un burrone senza parapetto e che da dietro ci spingevano per buttarci di sotto. «Abbiamo puntato i piedi per non cadere e ci siamo riusciti», col che è dato il senso di quello che è stato fatto. Piuttost il premier ha spiegato che il decreto da lui stesso ribattezzato “Salva-Italia” era l’atto dovuto all’Europa per gli impegni presi dal precedente governo, atto che era naturalmente impensabile rimettere in discussione. C’era da riconquistare una credibilità, un’autorevolezza perdute. «La mia politica comincia adesso», ha aggiunto Monti, con la fase “Cresci-Italia”, altro nome trovato da lui stesso.

La cosiddetta “fase 2”.
Un’espressione che non piace al presidente del Consiglio, il quale ritiene di aver fissato già nel decreto Salva-Italia i cardini della sua politica. Quindi tra quell’atto e quelli che saranno compiuti tra gennaio e febbraio c’è una coerenza profonda, si tratta in definitiva della stessa architettura concettuale. Non bisogna credere, innanzi tutto, che l’espressione “Cresci-Italia” significhi che ci saranno a questo punto dei denari da distribuire. Per niente. Tutto quello che il governo si propone di fare è quasi a costo zero. Si tratta di liberalizzioni, di norme per favorire la concorrenza, di riforma del mercato del lavoro. Monti non è entrato in dettagli su quest’ultimo punto, precisando in via generale che si tratta di governare la flessibilità, dato che sarà sempre più raro il caso di un lavoratore che resta tutta la vita nello stesso posto, nella stessa azienda, a fare lo stesso lavoro. «Si tratta anche qui di limare privilegi e rendite di posizione che frenano i meccanismi economici». L’obiettivo è di ridurre di cinque punti percentuali il rapporto debito/pil, cioè di agire adesso sul “denominatore” (il numero che, in una frazione, sta nella parte di sotto). Per quello che riguarda il numero che sta nella parte di sopra – il numeratore – e cioè il debito e il deficit, il decreto “Salva-Italia” e le manovre precedenti hanno già reso possibile un avanzo primario del 5%, che porterà al pareggio di bilancio nel 2013 e, dopo, a una riduzione stabile e continua del debito pubblico.

Lo spread.
La domanda è: come mai lo spread, sceso a 410 punti il 6 dicembre (due giorni dopo la manovra), è poi risalito (ieri stava a 516)? Due ragioni. Prim la Bce non ha più bisogno di sostenere i nostri Btp come nel periodo agosto-settembre e quindi compra molto di meno. Second i mercati sono rimasti delusi dalle conclusioni del vertice europeo dell’8-9 novembre. La risalita è ricominciata da allora, cioè si vendono i Btp italiani non più tanto per sfiducia nel nostro Paese, ma per i dubbi suscitati dalla linea imposta dalla Merkel ai partner europei. E soprattutto per il fatto che nel fondo salva-stati (il cosiddetto Efsf) ci sono troppo pochi soldi.

Siamo all’Europa e ai tedeschi.
Monti pensa che la sorveglianza reciproca sulle politiche di bilancio sia necessaria, ma non sufficiente. Ci vuole una maggiore integrazione europea, regole sui mercati e un fondo salva-stati più forte: «Magari non sarebbe neanche necessario, poi, mobilitarle queste risorse. Basterebbe intanto che ci fossero». Quanto ai tedeschi, il presidente del Consiglio ha ricordato di essere sempre stato considerato «il più tedesco degli italiani». «La “Süddeutsche Zeitung” mi ha fatto il complimento più bello, definendomi il genero perfett parlo poco, vesto in modo banale, non faccio rumore». E però «da libero cittadino ho esortato sul “Financial Times” la Germania a recuperare la visione di lungo periodo, a non cadere nella prospettiva dello short-termism. Spieghino le autorità di quel paese ai loro cittadini quali enormi benefici abbia tratto la Germania dal mercato unico e dall’euro. Noi dobbiamo meritarci la stima tedesca, ma anche la Germania deve meritarsi la stima nostra».

Infine la politica.
«Il nostro padrone è il Parlamento, noi dureremo il tempo che vorranno i partiti». «Noi lavoriamo anche per far superare lo iato che esiste tra la classe politica e l’opinione pubblica». «Non mi risulta che miei ministri vogliano candidarsi alle prossime elezioni, certo non posso toglier loro il diritto di fare dichiarazioni o rilasciare interviste». «Sul mio tavolo non c’è un dossier intitolato “Candidatura al Quirinale”. Esistono poi candidati al Quirinale? Non mi risulta».

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 30 dicembre 2011]