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 2011  dicembre 27 Martedì calendario

Il Papa, ieri all’Angelus, non ha chiamato “fratelli” i musulmani, come fece una volta all’indomani di una strage di cristiani compiuta da islamisti

Il Papa, ieri all’Angelus, non ha chiamato “fratelli” i musulmani, come fece una volta all’indomani di una strage di cristiani compiuta da islamisti. Non ha però certamente inveito contro gli assassini, dato che Ratzinger è il primo fautore del dialogo con le altre religioni. Benedetto s’è dunque limitato a esprimere «profonda tristezza» per gli attentati alle chiese in Nigeria, che hanno portato «lutto e dolore» nel giorno di Natale, e ha fatto appello affinchè «si fermino le mani dei violenti». «La violenza - ha detto il Pontefice - è una via che conduce solamente al dolore, alla distruzione e alla morte».

• Come sono andate le cose?
Mattina di Natale a Madalla, nello stato confederato di Niger, a circa 45 chilometri dalla capitale Abudja. Chiesa di Santa Teresa. È in corso la Messa. Quando la funzione finisce e i fedeli escono in strada, salta per aria una macchina imbottita di esplosivo. Trentacinque morti e almeno cinquanta feriti. L’anno scorso c’era stato un attentato identico in Egitto: messa di mezzanotte ad Alessandria, chiesa dei Santi (al-Qidissine), i fedeli escono dopo la Messa e l’autobomba fa 21 morti. In Nigeria, sempre l’anno scorso, avevano messo una bomba al mercato di Abuja. Quest’anno hanno preso di mira le chiese anche lor è stata tirato un ordigno contro Mountain of Fire, tempio evangelico di Jos (al centro del Paese) e un poliziotto ci ha rimesso la vita; a Damaratu si sono verificate due esplosioni, una delle quali ha riguardato una chiesa. Senza morti, pare. Questi attentati sono stati preceduti da scontri e sparatorie, nelle giornate di giovedì e venerdì, a Damaratu, Potiskum, Miduguri.

Scontri tra chi?
La polizia e l’esercito, da una parte, i fondamentalisti del Boko Haram dall’altra, gli stessi che hanno messo le bombe a Madalla e ad Abuja. Queste battaglie avrebbero provocato centodieci morti,equamente distribuiti tra questi e quelli.

• Che cos’è il Boko Haram?
I talebani del posto. Talebani anche nel senso di “studenti”, si tratta in effetti di studenti che hanno abbandonato le università nigeriane perché considerate troppo filo-occidentali. “Boko Haram” significa in lingua haussa «l’istruzione occidentale è peccato». Il capo di questo movimento, Mohammed Yusuf, era un fondamentalista sui generis: la sua predicazione, che chi l’ha ascoltato giudica eloquentissima, era indirizzata esclusivamente contro il sistema scolastico. Nel luglio del 2009 l’esercito nigeriano attaccò questo Boho Haram, fece 800 morti e catturò Yusuf, che pochi giorni dopo, nel commissariato in cui era prigionieri, morì. Questo ha scatenato una specie di guerra definitiva, che per ora si combatte con attentati e sparatorie. Il governo è deciso a resistere e a debellare i fondamentalisti. Questi hanno rivendicato, con una telefonata all’Afp, tutti gli attacchi di questi giorni.

• Ci sono legami internazionali?
Sì, gli alleati più forti dei ribelli sono i qaedisti del Maghreb. È tutta una fascia che parte dall’Afghanistane e dal Pakistan e arriva fino all’Africa centrale. La Nigeria sta proprio nel punto in cui il grande orecchio africano si stringe nella parte meridionale, quella a forma di pera rovesciata. A guardarlo sulla carta sembra un paese di dimensioni normali, anzi forse addirittura piccolo. Eppure un quarto della popolazione africana vive lì, producono 1,9 milioni di barili di petrolio al giorno, i cinesi gli stanno costruendo le autostrade, adesso hanno persino emesso un bot compatibile con gli insegnamenti di Allah (che proibisce gli interessi). Il loro Pil cresce del 5,6% l’anno. Intendiamoci, la maggior parte della popolazione vive sempre con due dollari al giorno, cioè siamo sempre nel Terzo Mondo, anche se si tratta di un Terzo Mondo che avanza e ambisce a diventare presto almeno Secondo.

• Che vogliono questi del Boko Haram?
L’applicazione della legge islamica, la cosiddetta sharia, in tutto il Paese. La Nigeria è divisa quasi perfettamente a metà tra musulmani (a nord) e cristiani (a sud). La sharia è applicata – blandamente – in 12 stati confederati su 36. È chiaro che la sharia è il cavallo di Troia per pigliarsi il potere e il petrolio. Anche in questo il movimento sanguinario nigeriano è coerente con quello che stanno facendo in Somalia e negli altri paesi i fondamentalisti all’attacco. La sharia compare persino nella costituzione irachena («non è permesso emanare leggi contrarie ai princìpi e alle disposizioni dell’Islam») anche se quella Carta prescrive poi, all’articolo 41, il rispetto della libertà di pensiero e di coscienza di tutti i cittadini.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 27 dicembre 2011]