La Gazzetta dello Sport, 20 dicembre 2011
Sabato scorso è morto d’infarto Kim Jong-il, dittatore della Corea del Nord, 69 o forse 70 anni d’età
Sabato scorso è morto d’infarto Kim Jong-il, dittatore della Corea del Nord, 69 o forse 70 anni d’età. La notizia ha provocato una caduta delle borse asiatiche: si teme una guerra tra il Nord e il Sud della Corea oppure un peggioramento dei rapporti tra Cina e Stati Uniti o anche un periodo di forte instabilità dato che hanno interessi nell’area anche i russi. Altre complicazioni: i nordcoreani, benché in miseria, hanno due programmi nucleari (plutonio e uranio) e passano segretamente materiale bellico a Teheran. C’è poi l’incognita del successore, Kim Jong-un, che dovrebbe avere non più di 30 anni (forse 27 o 28). A quanto se ne sa, non è stato minimamente addestrato all’esercizio del potere e il gioco politico che è chiamato a governare è dei più complessi e rischiosi.
• Intanto le domando come mai ci sono due Coree invece di una.
Alla fine della Seconda guerra mondiale, nel quadro della logica spartitoria che animava i vincitori, si divise il mondo in due e, relativamente alla Corea – collocata in posizione strategicamente essenziale sia per gli occidentali che per le potenze comuniste - si divise in due anche questa penisola, fino ad allora posseduta dal Giappone (nazione sconfitta): il Nord sotto l’influenza sovietica, il Sud sotto quella americana. I due stati puntavano entrambi alla riunificazione, naturalmente con l’idea di rendere comunista il Sud oppure americano il Nord. Attaccarono i comunisti del Nord, sostenuti sia da Mao che dai sovietici. Gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 paesi, si piazzarono a difesa del Sud. E quando il conflitto si concluse tutto tornò come prima. Con queste tre novità capitali: venne firmato un armistizio, e non una pace e questo significava che dal punto di vista formale le ostilità tra le due Coree erano (e sono) solo sospese, un garbuglio diplomatico che in questi sessant’anni non è mai stato sciolto (anzi: il 25 maggio 2009 il Nord s’è addirittura ritirato dall’armistizio). Seconda novità: tra le due Coree è stata stabilita una linea di confine, larga circa quattro chilometri e che corre tra il Mar Giallo e il Mare dell’Est (la Hyujeonseon, lungo il 38° parallelo). Su questo confine i coreani del Nord hanno disposto migliaia di cannoni: Seul, la capitale del Sud, è ad appena 40 chilometri di distanza e vive perciò sotto l’incubo di quelle bocche di fuoco. D’altra parte, ed è la terza differenza, gli americani tengono stabilmente 30 mila soldati al Sud, pronti a invadere il Nord al primo cenno dela Casa Bianca. Questa presenza non può che rendere impossibili le relazioni tra i due paesi e una vita tranquilla a loro e al resto del Pianeta. Lucio Caracciolo una volta ha scritto che «la Corea è il più pericoloso scenario di crisi del mondo».
• Non si potrebbe, magari con una conferenza internazionale, dare inizio a un’opera di riunificazione e di pacificazione?
Adesso né quelli del Nord né quelli del Sud vogliono unificarsi. Per il Sud, che oggi è una vera potenza industriale (50 milioni di abitanti, economia al quindicesimo posto nelle classifiche mondiali, pressoché assente la disoccupazione) l’unificazione col Nord significherebbe un immediato abbassamento del tenore di vita e infatti solo un sudcoreano su dieci la considera con favore. Il Nord (struttura economica medioevale, miseria diffusa, carestie periodiche, 22 milioni di abitanti) è stato educato, da cinquant’anni di lavaggio del cervello, a considerare il Sud troppo americanizzato, troppo impuro (specie nella lingua). Quelli del Nord pensano di quelli del Sud: «Poveretti, sono stati ridotti in schiavitù e non se ne accorgono».
• Come hanno fatto a lavargli il cervello a questo modo?
Tenendo a bada gli influssi dall’estero, innanzi tutt la Corea del Nord è un paese senza internet, le radio sono manipolate inmodo da non poter ricevere le stazioni straniere, i nordcoreani restano a bocca aperta quando sentono un occidentale raccontargli aneddoti sulla famiglia Kim, di cui non sanno niente… Non sanno neanche dove abitano. I Kim hanno ben lavorato sulla base confuciana della cultura coreana, diffondendo una loro ideologia, detta Juche, in cui è stabilita l’obbedienza assoluta a coloro che comandano (è Confucio puro, in realtà). C’è però un problema: il confucianesimo insegna ad obbedire ai vecchi e il nuovo Kim è troppo giovane e potrebbe risultare poco credibile, per questo, agli occhi della popolazione.
• Che tipo è questo Kim che prende adesso il potere?
Kim Jon-un. Voci incontrollate dicono che si tratta di un riformista. Ha studiato in Svizzera, parla inglese, francese e tedesco, adora il basket Usa e va pazzo per Eric Clapton. Del resto suo padre stravedeva per il cinema Usa. Jon-un è il terzo figlio del vecchio Kim.
• Come mai la successone tocca al terzo?
Il primo figlio si presentò alla frontiera giapponese con un passaporto falso e una valigia piena di dollari. Il secondo pare che sia troppo effemminato. Così è toccato al terzo. Ma gli faranno una guerra spietata sia i parenti che l’esercito.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 20 dicembre 2011]