La Gazzetta dello Sport, 18 dicembre 2011
Ieri era un anno che in uno sperduto villaggio della Tunisia, Sidi Bouazid, 27 anni il giovane Mohamed Bouazizi si fermava davanti alla sede del Governatorato, un palazzone color ocra, e si dava fuoco
Ieri era un anno che in uno sperduto villaggio della Tunisia, Sidi Bouazid, 27 anni il giovane Mohamed Bouazizi si fermava davanti alla sede del Governatorato, un palazzone color ocra, e si dava fuoco. Gli avevano sequestrato il carretto di frutta con cui si guadagnava da vivere e il rogo gli pareva l’unico modo per protestare. Certo Mohamed, un eroe nazionale ormai nel suo paese (anche se molti tentando di svalutarne il gesto), non immaginava le conseguenze del suo gesto: la caduta di Bel Ali meno di un mese dopo, poi la fine delle dittature di Mubarak, la guerra civile in Libia e l’assassinio di Gheddafi, l’estendersi delle fiamme in tutto il Medio Oriente, dallo Yemen alla Siria. Ieri, mentre in Tunisia ricordavano sobriamente il loro giovane eroe, le milizie egiziane facevano altri morti al Cairo e quelle di Assad continuavano i massacri in Siria. Non solo la rivoluzione non è finita, ma i suoi esisti appaiono ancora oggi difficili da decifrare e i rischi che si corrono in aree come quella siriana, che Teheran considera di sua competenza, sono incalcolabili.
• Ci sarà un modo per riportare la pace.
Se c’è non lo conosce nessuno. In Egitto, dopo le
elezioni per il Parlamento vinte dai Fratelli Musulmani, si aspettano le
elezioni presidenziali, che si svolgeranno tra quattro mesi. L’attuale primo
ministro, un liberale che è stato chiamato al potere dalla giunta militare e si
è insediato da una quindicina di giorni, è un candidato piuttosto forte alla
presidenza. Si tratta di un signore di 78 anni, di nome Kamal Ganzouri. In base
a quello che riferiscono le fonti, è stato lui a scatenare la repressione di
ieri e dell’altro ieri, sgombrando con la violenza lo spiazzo antistante il
Parlamento e poi la piazza Tahrir. Ganzouri sostiene che è stata la piazza a
mettere in pericolo il paese: «Quella che è in corso non è una rivoluzione, ma
un attacco all’Egitto».
• Che cosa è successo esattamente?
La invito sempre a considerare questi resoconti con
estrema prudenza. Riferiamo quello che dicono le agenzie, che a loro volta
ribattono quanto è stato trasmesso da al Jazeera o da altre televisioni.
Abbiamo già sperimentato il Libia la potenza della disinformazione, che
proviene da tutte le parti in campo. Al Cairo i militari avrebbero ucciso ieri
nove persone e ne avrebbero ferite 500. Da parte del governo si dice che non ci
sono stati morti, ma solo 300 feriti.
• Che cosa chiedevano i manifestanti?
I manifestanti vogliono che i militari sloggino,
un’eventualità che non siamo certi di doverci augurare. I primi scontri si sono
registrati in mattinata, quando gli agenti della sicurezza hanno tentato di
sgombrare un gruppo di manifestanti in sit-in permanente da settimane. Questi
oppositori contestano la nomina a premier di Kamal Ganzur, accusato di legami
col regime di Hosni Mubarak. È vero che Ganzur è stato primo ministro di
Mubarak per molti anni, ma è anche vero che s’è fatto, dopo, parecchi anni di
galera, sparendo dalla circolazione e riapparendo solo adesso grazie ad alcune
partecipazioni a programmio televisivi. Evidente i Fratelli Musulmani temono
che Ganzur gli rompa le uova nel paniere. Questi islamisti – che secondo
l’opinione di tanti intellettuali sarebbero dei moderati – hanno manovrato bene
finora nel gran caos della rivoluzione egiziana e la presa di potere non è
troppo lontana.
• Come mai in televisione si sono viste colonne di
fumo nero? Che cosa bruciava?
È tutto degenerato dopo l’assassinio, da parte dei militari,
del giovane Alaa Abdel Ali, raggiunto da un proiettile alla testa. La notizie è
stata diffusa subito via twitter.L’esercito, per fermare la protesta, ha bruciato le tende del sit-in
nella piazza e poi attaccato l’ospedale da campo. I militari hanno dato la
caccia con i bastoni ai manifestanti. Secondo alcuni testimoni, ragazzi
catturati dai militari sono stati ripetutamente presi a scarpate in testa e poi
lasciati sul suolo inermi. La Francia ha denunciato l’escalation di violenza
dei militari:«Eccessivo uso della forza, tornare alla ragione». Mattone dopo
mattone i militari stanno costruendo un muro per fermare l’afflusso dei
manifestanti nella piazza. La polizia ha anche fatto irruzione nell’hotel dove
lavora la troupe di Al Jazeera distruggendo parte dei mezzi tecnici della postazione.
• Ho sentito che è di nuovo in fiamme anche la
Siria.
Sì, secondo i
Comitati di coordinamento dell’opposizione, ammonterebbe a 34 il numero degli
uccisi sabato dalle forze governative. Secondo la stessa fonte, tra le vittime
figurano una bambina di sette anni, sette militari disertori e un ottantenne,
Yusif Aref Asaad, colpito da un proiettile alla testa nel villaggio di Abdeeta.
L’anziano era uno zio del colonnello Riyad Asaad, comandante dell’Esercito
libero siriano, che riunisce coloro che hanno abbandonato le file dei militari
legati al regime.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 18 dicembre 2011]