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 2011  dicembre 15 Giovedì calendario

Le imprese della Lega rischiano di oscurare quelle delle lobbies che da lunedì assediano Monti e i suoi ministri perché le varie liberalizzazioni pensate all’inizio dal governo non vadano in porto o siano rinviate, attenuate, svuotate di senso, rovesciate nei loro obiettivi eccetera

Le imprese della Lega rischiano di oscurare quelle delle lobbies che da lunedì assediano Monti e i suoi ministri perché le varie liberalizzazioni pensate all’inizio dal governo non vadano in porto o siano rinviate, attenuate, svuotate di senso, rovesciate nei loro obiettivi eccetera.

Che cosa si intende per “liberalizzazioni”, alla fine?
Qualcuno fa finta di essere un’impresa privata e invece vive con i soldi dello Stato oppure una certa categoria ha costruito nel corso degli anni una posizione dominante, una nicchia di mercato che a questo punto risulta inespugnabile da soggetti che non siano riconosciuti dalla tribù. Qualunque tentativo di intaccare queste posizioni di potere va a sbattere contro resistenze formidabili, messe in atto soprattutto attraverso l’opera di convincimento (non si sa quanto costosa) di deputati amici. Sia chiaro, le lobbies esistono ovunque e in America svolgono la loro attività alla luce del sole. Ci pensi: è ovvio che i banchieri o i petrolieri appena qualcuno pensa a una qualche norma penalizzante si facciano sotto, promettano contributi ai partiti se cambiano idea, nei casi più gravi foraggino segretamente gli stessi deputati. Anche in questo senso Paniflo Gentile (un antidemocratico di razza) aveva previsto che il destino della democrazia – in generale e in particolare in Italia – sarebbe stato quello di rivelare sempre di più la sua anima mafiosa, travestita naturalmente degli abiti più onorevoli, la tonaca del partito o quella del sindacato. Nel nostro caso la lobby dei parlamentari si sta opponendo con tutte le sue forze ai tagli della politica, il governo ha reintrodotto, dopo averla abolita, una norma per cui le province andranno a dissolversi (quelle che dovrebbero votare la prossima primavera saranno commissariate) e le province promettono ricorsi al Tar e alla Corte costituzionale, i farmacisti, che sembravano gli unici sconfitti di questa tornata, sono riusciti ieri a far passare un codicillo che vanifica quasi del tutto la pretesa liberalizzazione dei farmaci di fascia C (li avremmo dovuti trovare anche al supermercato, cosa che avverrà di fatto in pochi casi). Gli ordini professionali – quelli degli avvocati, dei medici, dei giornalisti – sono riusciti a salvarsi dal diluvio previsto per il 13 agosto 2012: se a quella data non sarà ancora stata varata una legge sulle professioni, decadranno non gli ordini stessi, ma solo le norme che riguardano l’apparato disciplinare, la pubblicità e il sistema tariffario. Vedremo che resistenza sapranno opporre i finanzieri, all’idea, ribadita ancora ieri da Mario Monti, di tassare le transazioni finanziarie (Tobin Tax): il premier ha tenuto a farci sapere di aver informato Bruxelles sulla posizione italiana, diversa da quella tenuta da Berlusconi, che era contrario. Infine, tornando alle liberalizzazioni, i taxi si sono salvati, ma la protezione che la mano pubblica garantisce loro ha messo sul piede di guerra gli autoleggiatori, lobby a sua volta. Perché le lobby, naturalmente, si fanno anche la guerra una con l’altra.

Stava dicendo però che le imprese della Lega superano per enormità quelle di queste lobby.
Sì, ieri i leghisti hanno organizzato una gazzarra delle loro al Senato, proprio mentre stava parlando il premier. Grida contro il governo («Parlaci piuttosto delle pensioni») e cartelli con su scritto “Basta tasse”, “Giù le mani dalle pensioni”, “La manovra è una rapina”. Schifani ha dovuto interrompere i lavori («È una sceneggiata mortificante per il Parlamento», «È un pessimo segnale che diamo al Paese»), mentre Monti ha smesso di parlare fissando gelidamente la zona dell’aula dove stanno seduti quelli del Carrocci «Se vi interessa continuo. Scusatemi se valorizzo il Parlamento».

La Lega si propone di vanificare tutto facendo ostruzionismo.
Bossi ha detto: «Noi non facciamo casino, facciamo politica». La linea del “casino”, per dir così, è soprattutto di Maroni e Calderoli. Bossi e il cosiddetto cerchio magico gli stanno dietro per il terrore di perdere la base.

Ricompatteranno con Berlusconi?
A domanda, il Senatùr ha risposto «Di Berlusconi non so niente. Lui è a casa e io sto qua. Ma vedo che traffica con i comunisti…». La riconciliazione si direbbe lontana.

• La manovra di Monti passerà?
Mette la fiducia stamattina e gli sarà votata stasera, con i voti contrari di Lega e Idv. Al Carroccio è stato concesso di parlare tutta la notte, ma limitando a un quarto d’ora ogni intervento.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 15 dicembre 2012]