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 1954  gennaio 03 Domenica calendario

Il Papa e la televisione

Roma, 2 gennaio. Mentre in Italia incomincia il regolare servizio della televisione, il Papa, in una esortazione all’episcopato, resa pubblica oggi dalla Città del Vaticano, denuncia i vantaggi ed i pericoli insiti in questa luminosa conquista della scienza, specialmente nei riguardi dei giovani, e invita le autorità della Chiesa ad esercitare opera di sorveglianza sulle trasmissioni di televisione, ed a costituire anzi un ufficio centrale che coordini l’azione svolta nell’ambito delle diocesi dai sacerdoti e dai laici dell’Azione Cattolica «affinché la televisione non sia soltanto moralmente incensurabile, ma diventi altresì cristianamente educatrice»
All’inizio della sua esortazione Pio XII ricorda come egli desiderasse, nella Pasqua del 1949, che la sua parola e la sua effige, ritrasmesse a mezzo della televisione, giungessero a tutti i cattolici sparsi nel mondo, e come egli così interpretasse il nuovo strumento: «Noi attendiamo dalla televisione conseguenze della più alta importanza per la rivelazione sempre più luminosa della verità alle intelligenze leali».
Infatti – prosegue il Papa nel suo odierno avvertimento – innumerevoli sono i vantaggi della televisione se messa al servizio del perfezionamento dell’uomo: essa può contribuire a ristabilire un equilibrio nella vita domestica con l’offerta di onesti svaghi; può innalzare la cultura, l’educazione popolare, estendere la conoscenza dei popoli; può aprire nuovi orizzonti all’apostolato cristiano mediante una più vasta dilatazione nel mondo del regno di Dio. Ma – continua il Pontefice – è altrettanto vero che la televisione non è scevra di pericoli, per gli abusi e per le profanazioni a cui potrebbe esser condotta dalla debolezza e dalla malizia umana.
Con accorato accento, a questo punto, il Papa rievoca «il doloroso quadro della potenza malefica e sconvolgitrice degli spettacoli cinematografici» ed esclama: «Come non inorridire al pensiero che, mediante la televisione, possa introdursi fra le stesse pareti domestiche quell’atmosfera avvelenata di materialismo, di fatuità e di edonismo, che troppo sovente si respira in tante sale cinematografiche? Davvero non si potrebbe immaginare cosa più fatale allo forze spirituali della nazione, se davanti a tante anime innocenti, in seno alla famiglia stessa, dovessero ripetersi quelle impressionanti rivelazioni del piacere della passione e del male, che possono scuotere e far rovinare per sempre tutta una costruzione di purezza, di bontà e di sana educazione individuale e sociale».
Il Pontefice avverte, dicendosi sempre più preoccupato dei giovani, che la sorveglianza ora esercitata per il pubblico spettacolo non e sufficiente per la televisione: per questa occorre un diverso criterio di valutazione trattandosi di rappresentazioni che devono penetrare nel santuario della famiglia. «Appare quindi – afferma gravemente Pio XII – soprattutto in questo campo, la infondatezza dei pretesi diritti della indiscriminata libertà d’informazione e di pensiero, essendo in gioco superiori valori da proteggere».
Espressa la certezza che i responsabili della vita pubblica sapranno emanare «opportune norme dirette a far servire la televisione alla sana ricreazione dei cittadini», il Papa si rivolge al clero e ai laici. Agli uomini di Azione Cattolica dice: «Né al verificarsi di eventuali abusi e degenerazioni, ai cattolici basterà di starsene semplicemente a deplorarli, quando invece sarà necessario adottarli con segnalazioni ben precise e documentate allo pubbliche autorità». Ma non basta denunciare il male, o solo prevenirlo, bisogna altresì tendere ad «una vigorosa affermazione del bene». Per raggiungere tale intento «noi abbiamo tutto il diritto di sperare che i programmi televisivi riservino un posto proporzionato alla importanza che il cattolicesimo occupa nella vita nazionale». Ciò detto, il Papa suggerisce che nelle diocesi in cui si trovano stazioni trasmittenti vengano designati laici o sacerdoti con l’incarico di interessarsi della formazione di programmi di carattere religioso. «Noi a auspichiamo, però, che essa, per il suo maggior rendimento, possa svolgersi in maniera coordinata sul piano nazionale, e faccia capo ad un ufficio centrale competente». Pio XII conclude affermando che il compito che attende e il clero «è immenso e arduo», ma sostenuto dalla consapevolezza di lottare «per la salvaguardia della morale cristiana». [La Nuova Stampa]

d.m.