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 2011  dicembre 14 Mercoledì calendario

La storia del ragionier Gianluca Casseri, un pistoiese di 50 anni che a Firenze s’è messo a sparare sui senegalesi di piazza Dalmazia e poi del mercato San Lorenzo (due morti, almeno quattro feriti e alla fine Casseri s’è tirato un colpo in bocca), somiglia alla storia del saldatore marocchino Nordine Amrani, di 32 anni che quasi nelle stesse ore tirava granate sui pacifici cittadini di Liegi, e poi li ha mitragliati a colpi di kalashnikov (cinque morti, più l’assassino che alla fine s’è tolto la vita, e almeno settanta feriti)

La storia del ragionier Gianluca Casseri, un pistoiese di 50 anni che a Firenze s’è messo a sparare sui senegalesi di piazza Dalmazia e poi del mercato San Lorenzo (due morti, almeno quattro feriti e alla fine Casseri s’è tirato un colpo in bocca), somiglia alla storia del saldatore marocchino Nordine Amrani, di 32 anni che quasi nelle stesse ore tirava granate sui pacifici cittadini di Liegi, e poi li ha mitragliati a colpi di kalashnikov (cinque morti, più l’assassino che alla fine s’è tolto la vita, e almeno settanta feriti). Sono storie a loro volta imparentate con quella del massacratore norvegese Anders Behring Breivik e, per il profilo culturale di Casseri, anche con la triste vicenda dell’assalto agli zingari della Continassa, in Torino, per via di una sedicenne che si credeva a torto stuprata.

  • Dobbiamo raccontare bene il fatto di Casseri.
Un tipo tozzo, grosso, che però in una foto di qualche anno fa appare ben più magro e con la barba. S’era trasferito a Firenze da poco. Aveva fondato una rivista, “La Soglia”, dedicata al fantasy. Aveva scritto di se stesso sul web, esprimendosi in terza persona: «Nasce a Cireglio (PT) nel 1961, mentre l’uomo va nello spazio e il cielo si eclissa per la massima eclissi del XX secolo. All’età  di dodici anni, folgorato dall’incontro con H.P. Lovecraft, si aliena definitivamente dal cosmo ordinato che ci circonda. I suoi molteplici interessi nel fantastico, tutti rigorosamente inattuali, spaziano da Flash Gordon al cinema di fantascienza degli anni Cinquanta, dagli autori di Weird Tales ai film di Val Newton e oltre. Nel 2001, in pieno trionfo di Internet, ha la geniale idea di fondare una rivista cartacea, La Soglia, dove sfoga le sue manie multimediali. Per distrarsi dalle cose serie pare che faccia il ragioniere». Frequentava Casapound, rete di circoli culturali fascisteggianti, che però hanno preso le distanze immediatamente dalla strage e sul loro sito hanno messo la frase: «Nel dna di Casapound la xenofobia non è contemplata, così come non ha luogo di esistere la violenza discriminatoria».

• Com’è andata la sparatoria?
Casseri doveva aver litigato con qualcuno, forse uno di quegli ambulanti senegalesi di piazza Dalmazia (ma non è detto), fatto sta che ieri intorno all’una appare a un certo punto in piazza Dalmazia la sua Polo bianca. Casseri la lascia in seconda fila e va in mezzo agli ambulanti, impugna una Magnum 357, spara, abbatte tre di quei poveretti (due morti e un ferito) e poi fa per tornare alla macchina. Gli si para davanti Gabriele, l’edicolante, che vuole fermarlo. Lui gli agita la pistola sotto al naso e gli intima: «Fossi in te ci penserei bene…». La Polo scappa via, molti cercano di fotografare la targa, intanto i senegalesi si mettono in corteo contro il razzismo e la polizia fa partire la caccia all’assassino. Non lo trovano, ma dopo due ore eccolo in piazza San Lorenzo, al mercato. Ha parcheggiato l’auto nel sotterraneo ed è ancora a caccia di africani. Ne scova uno davanti a una pizzeria e gli spara, quello è ferito e scappa, Casseri lo insegue, c’è un fuggi fuggi generale, infine Casseri torna alla sua macchina e qui trova la polizia. Sulle ultime sequenze indaga adesso la magistratura, ma la versione ufficiale dice che la polizia colpisce l’automobile e che, vedendosi perso, Casseri porta l’arma alla bocca e fa fuoco. A morire ci mette ancora qualche minuto.

Noto prima di tutto che è una scena frequente in America, ma che da noi non s’era mai vista.
Giusto, e la cosa impressiona anche me. È poi ovvio parlare di razzismo, anche se a Liegi ha fatto le stesse cose un marocchino contro i belgi e in Norvegia il fascista Breivik sparava contro bianchi scandinavi come lui. Dunque il razzismo, in questa luce, può essere una causa scatenante come un’altra, il marocchino di Liegi, per esempio, ce l’aveva con le autorità che lo avevano già messo in galera qualche anno fa e adesso lo avevano riconvocato. E Breivik non perdonava alle sue vittime la loro fede socialista. Quindi una causa vale l’altra, e quello che si vede davvero dietro a tutto è l’odio di cui l’uomo è capace, la sua ferocia e il terribile orgoglio di credersi superiori, giustizieri, inviati di Dio e salvatori della civiltà.

Questo dipende dall’epoca in cui viviamo? Un tempo queste cose non succedevano?
Siamo seduti su montagne di cadaveri provocati dall’odio di tutti i tempi. Un sentimento che ha attraversato ogni epoca.

• La strage di Firenze non le fa venire il dubbio che in ogni caso da noi un po’ di razzismo ci sia?
Tra i giovani di 18-29 anni ci sarebbero, secondo un’indagine Swg, un 45 per cento di persone che amano poco gli stranieri. Maltollerati soprattuto i romeni-rom-albanesi. Di questi, l’area autenticamente razzista, i duri e puri della xenofobia, sono il 10,7 per cento. Sono numeri ancora troppo alti, per il mio modo di vedere, pure non dimentichiamo che la folla a Firenze ha cercato di fermare l’assassino, sconvolta per quei poveri morti di colore, e l’edicolante Gabriele ha rischiato anche la pelle. Nel quadro vanno considerati anche loro. L’integrazione tra persone diverse è una cosa tanto difficile.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 14 dicembre 2011]